ANCONA-ALCUNE IDEE PER UN "PROGETTO LOCALE"
PER UNA CITTA' LIBERA E LIBERATA
"CITTA'- Centro abitato esteso territorialmente, notevole sia per il numero degli abitanti sia per la capacità di adempiere molteplici funzioni economiche, politiche, culturali, religiose"
Così il dizionario d'italiano. In realtà le nostre città sempre più sembrano svolgere maggiormente funzioni di collettore di interessi economici molto distanti, almeno oggettivamente, dalle comunità che le abitano. In poche parole vediamo sul piano locale dispiegarsi politiche sempre più in sintonia con le scelte fatte su scala globale. Dilatazione della sfera economica, del mercato, a discapito dei bisogni sociali e culturali della collettività. La rivolta antiliberista che ha caratterizzato la fine del precedente secolo e l'inizio del nuovo, è partita proprio dalle dimensioni locali. Dal terzo mondo alle città del ricco Occidente è dal territorio, sia esso quello delle foreste tropicali, delle campagne messicane o delle concentrazioni urbane, che si manifestano le nuove forme del conflitto.
Allora ripartire dalla città vuol dire rovesciare, riattualizzandolo, quel vecchio e felice slogan ambientalista "pensare globalmente e agire localmente". Forse oggi sempre più bisogna "agire globalmente e pensare localmente". Ogni luogo dove si dispiegano in modi diversi forme e forze dell'opposizione allo strapotere del mercato, può diventare una fucina di progetti, esperienze, percorsi che diano forza alla "strategia lillipuziana". L'esperienza dei "controvertici" di questa primavera italiana rappresenta un patrimonio da cui ripartire. La messa in rete di soggettività, storie, diverse può diventare una forza cui dare continuità anche sul piano dell'iniziativa e della progettualità locale.
Ecco allora che per quella parte dell'associazionismo anconetano, felice protagonista dell'esperienza di "Maggio 2000", porsi il problema di come riprendere un percorso anche sul piano della politica cittadina, significa comprendere che anche nell'ambito locale, seppur non meccanicamente, si dovrà misurare con quei poteri tesi a plasmare la città secondo i propri interessi.
Ovviamente la strada che vogliamo intraprendere dovrà coinvolgere il più ampio arco di associazioni, a partire logicamente da alcuni punti discriminanti empirici e non "ideologici".
Non possiamo nasconderci la totale latitanza, in questi anni, della società civile per quanto riguarda l'impegno locale. Quest'assenza è riconducibile alla "delusione", anzi forse è il caso parlare di sconfitta, subita, dopo il ruolo da protagonisti avuto da alcuni circoli cittadini, durante la campagna elettorale del '93. Allora, dopo un importante lavoro di riflessione e mobilitazione su alcuni punti cruciali di un ipotetico programma locale, a beneficiare del clima creatosi, furono le forze della sinistra che attraverso l'attuale sindaco, in questi anni, hanno portato avanti politiche ben distanti dalle domande espresse nelle affollate assemblee di sette anni fa.
Crediamo che il rilancio di una nuova stagione che veda l'associazionismo come soggetto centrale della politica cittadina, rifiutando qualunque atteggiamento di delega in bianco, promuovendo direttamente iniziative atte a sconfiggere le forze del liberismo locale e i suoi fiancheggiatori politici, passi attraverso le seguenti questioni, per noi fondamentali.
LA QUESTIONE DEMOCRATICA
Oggi c'è un problema di democrazia. Si può riscontrare a livello globale. Cosa c'è dietro le manifestazioni contro il Wto, il FMI, la BM se non anche una rivolta democratica contro organismi profondamente autoritari che decidono delle sorti di decine di milioni d'individui?
Ma c'è un problema di democrazia anche nelle nostre città. Si verifica nel modo con cui sono trattate le donne, gli uomini, i bambini che emigrano dai loro paesi e giungono disperati alle nostre frontiere. Basta pensare al ricco Nord-Est che si arricchisce anche grazie al loro lavoro e poi spesso li tratta in modo inumano. E' riscontrabile nell'irreversibile restringimento di qualunque spazio pubblico nelle nostre città, nella crescita dell'asocialità dei luoghi dove abitiamo, nel graduale stravolgimento dei criteri civici che dovrebbero caratterizzare la vita in una comunità urbana. Si verifica nell'atteggiamento, crescente anche sul piano locale, di passività con cui i cittadini assistono alle scelte fatte dai governanti che hanno votato. L'elezione diretta del sindaco aveva fatto sperare in un nuovo protagonismo della società civile. In molte realtà questo potere viene utilizzato in maniera personalistica, ignorando le istanze provenienti dalla società e dagli stessi partiti che compongono la maggioranza consiliare. Questo anche grazie alla latitanza, non sempre per fortuna, e naturalmente con felici eccezioni, dei partiti sempre più avviluppati in una logica di ceto. Decisioni rilevanti per la vita delle comunità locali passano sempre più spesso sopra la testa dei cittadini.
Ancona non si discosta dal quadro tracciato. Il suo sindaco ha governato spesso con arroganza, gradualmente rendendosi autonomo da tutto e da tutti, sbandierando una falsa autonomia dal potere dei partiti, in realtà rispondendo solamente sia alle sollecitazioni dei potentati economici locali, sia al proprio irrefrenabile carrierismo, per altro, a quanto sembra, abbastanza ridimensionato.
Come associazioni vogliamo imprimere una forte inversione di tendenza. La prima proposta che sottoponiamo all'attenzione del dibattito che vogliamo avviare e la costituzione di un CENTRO DI INIZIATIVA PERMANENTE SULLA CITTA'. Il suo ruolo dovrà essere non solamente di controllo sulle scelte fatte da chi governerà Ancona dopo le prossime elezioni, ma anche di mobilitazione ed iniziativa diretta, nel caso di politiche tese a servire interessi egoistici e sensibili solo al profitto, a discapito degli interessi della comunità locale. Il Centro non dovrà essere uno strumento politico in mano a pochi, ma diventare un punto di riferimento per tutti coloro, soggetti singoli e collettivi, sensibili ai principi cui s'ispirerà quest'organismo, i cui contenuti sono già facilmente intuibili da queste note. Inoltre non dovrà essere aprioristicamente "all'opposizione". Se il problema è riavvicinare il Comune a coloro che lo abitano, il Centro dovrà intrattenere un rapporto dialettico con l'istituzione locale. Collaborarvi, mettendo al servizio dell'Amministrazione le intelligenze e le competenze presenti nella società civile, se le scelte vanno nella direzione giusta, intervenire se viceversa si attuano politiche errate, contrarie ai principi cui s'ispira il Centro.
TERRITORIO E SVILUPPO LOCALE AUTOSOSTENIBILE
La politica urbanistica di una città è la sua carta d'identità politica. Sarà per questo che la stragrande maggioranza delle giunte comunali, in questi anni, tolta qualche lodevole eccezione, hanno usato il territorio locale, urbano e non, come una mucca da mungere. La mercificazione dei nostri territori è stata una costante delle politiche urbaniste di questi decenni. Con la conclusione che i piani regolatori quasi mai hanno svolto il ruolo cui erano chiamati, e come ha ricordato recentemente Vezio De Lucia, sono sempre più ostaggi dei progetti speculativi. Oggi sempre più si sta affermando la cosiddetta "edilizia contrattata", che vede coinvolti membri delle amministrazioni e i soggetti interessati allo sfruttamento del territorio. La nostra città non si è discostata da questa tendenza. Nonostante le dichiarazioni di principio non si è messo freno alla crescita quantitativa, allo sviluppo dell'edilizia privata, a fronte di una città che da qualche tempo vede calare il suo indice demografico. Questa scelta ha comportato che il centro cittadino è gradualmente diventato un sorta di spazio privato per banche e uffici con l'espulsione degli originari abitanti dei centri storici. Questo fenomeno è andato a discapito del recupero edilizio, della riqualificazione urbana, ed ha provocato la scomparsa di luoghi di socializzazione e di strutture fruibili dalla comunità.
Basti pensare alla destinazione d'uso dei cinema più importanti della vecchia Ancona, Marchetti, Goldoni e da ultimo l'incresciosa vicenda del Metropolitan.
Una visione della città che faccia dello sviluppo sostenibile il centro del proprio agire è in netto e radicale contrasto con i progetti portati avanti in questi anni in Ancona. Obiettivo prioritario per le forze dell'associazionismo e per tutti coloro che hanno a cuore una concezione eco-sostenibile della città, è di sottrarre pezzi più ampi possibili del territorio alla logica speculativa ed economicista e restituirlo ad un uso pubblico che privilegi la crescita d'aeree verdi e di spazi pubblici per un processo di risocializzazione del comune. Il bisogno di nuove case, dovrà trovare risposta prima di tutto con una verifica degli appartamenti sfitti e lo studio di politiche che ne incentivino l'utilizzo a prezzi non impossibili. Inoltre dovrà essere privilegiata l'edilizia pubblica a discapito di qualunque ottica speculativa.
Questo punto è per noi centrale e sarà il metro con cui giudicheremo lo schieramento politico che governerà Ancona nei prossimi anni.
Per rimanere alle politiche del territorio ci sembra imprescindibile una graduale ma irreversibile diminuzione del trasporto privato nell'ambito cittadino. Anche su questo punto non sono riscontrabili passi in avanti della giunta Galeazzi. Basti paragonare l'estensione d'isole pedonali nelle città della provincia a quella ridicola e asfittica che ha caratterizzato Ancona. Poche centinaia di metri pomeridiani di Corso Garibaldi in un mare d'auto e di smog. Viceversa le isole pedonali, i parcheggi scambiatori, il potenziamento del trasporto pubblico a partire dalla metropolitana di superficie, sono obiettivi qualificanti per iniziare ad abituare i cittadini ad abitare in una città a misura d'uomo e non di macchina. Proseguire anche sul piano locale su questa linea dovrebbe essere un punto fondamentale di un ipotetico "progetto locale".
GLI SPAZI PUBBLICI
Una città è tale se riesce a garantire a chi la abita la possibilità di poter usufruire di spazi sufficienti dove potere incontrarsi, svolgere attività culturali, socializzare, discutere, nonché poter utilizzare aree verdi dove praticare sport e attività fisica. In generale i luoghi dove abitiamo stanno cancellando sempre più questi posti. Il restringimento graduale e drastico degli spazi pubblici, a vantaggio di un uso privato del territorio, è direttamente collegato all'asfissia che caratterizza sempre più la vita democratica nel nostro paese e la conseguente nota disaffezione verso l'impegno politico tradizionale, al quale, per fortuna, fa da contro altare un consolidato protagonismo nell'associazionismo. In ogni caso esiste il problema di riconquistare spazi fisici dentro le città dove possano trovare spazio realtà, esperienze antitetiche ad una visione economicista e commerciale del tempo libero. Ancona è notoriamente una città dove esistono numerosi contenitori, sia naturali (aree verdi) sia architettonici (spazi abbandonati frutto del dopo terremoto o della politica urbanistica). Individuarli attraverso una specie d''inventario, verificare se già l'Amministrazione ha avviato su di loro una politica di recupero e, in tal caso, entrare in merito alla scelta fatta cambiandone l'indirizzo se va in direzione "privatista"(vedi Metropolitan), proporre come Centro il loro riutilizzo anche sollecitando iniziative autogestite sull'esempio di altre città italiane: queste idee ci sembrano una buona base di partenza per avviare un discorso su di un tema così delicato e importante.
ANCONA CITTA' DI CONFINE
Le guerre nei Balcani hanno accentuato il ruolo di terra di confine della nostra città. Basti pensare al ruolo nevralgico giocato dall'aeroporto di Falconara durante i recenti conflitti, in particolare quello in Kosovo. Questo ruolo ha fatto sì che in Ancona si svolgesse la recente Conferenza sull'Adriatico, ma soprattutto la farà presumibilmente diventare meta sempre più agognata dei diseredati che scappano dalla miseria, dalle guerre, dall'oppressione. Ancora non siamo a livelli pugliesi, ma non ci sembra azzardato prevedere una crescita degli sbarchi sulle nostre coste. Il tessuto civico marchigiano che, nonostante tutto, fa della nostra regione ancora una delle più vivibili in Europa, ha fino ad oggi garantito un'accoglienza ed un inserimento decenti agli immigrati, anche grazie al fatto che il fenomeno è numericamente ancora modesto. In ogni caso partendo anche dall'importante tradizione che hanno da sempre le organizzazioni pacifiste, il volontariato laico e cattolico della nostra città, sarà compito del Centro far sì che la politica dell'accoglienza e dell'inclusione prevalga sempre su quella dell'esclusione, del razzismo e della xenofobia. In particolare modo bisognerà vigilare che nella nostra zona non sorga nessun cosiddetto "centro d'accoglienza permanente", simili a veri e propri centri di detenzione, come già accaduto altrove, luoghi indegni di un paese che si definisce democratico.
Inoltre in questa politica d'iniziativa diretta, dal basso, di monitoraggio del territorio locale, dovrà essere compito del Centro coinvolgere le associazioni degli immigrati che abitano nella nostra città e farle diventare parte integrante della struttura.
IL LAVORO TRA INSICUREZZA E PRECARIETA'
Infine non possiamo non tenere presente come, pur in zone di relativo benessere e scarsa disoccupazione, esista una "questione lavoro". Ce lo conferma la tendenza anche qui di una crescente precarizzazione e flessibilità selvaggia che colpiscono in particolare modo le giovani generazioni e i lavoratori immigrati. La nascita di nuove forme di organizzazione di base dei lavoratori va interpretata anche come risposta all'insicurezza del posto di lavoro e soprattutto alla mancanza di misure di prevenzione con il conseguente spaventoso aumento degli infortuni sui luoghi di lavoro. Inoltre va denunciata l'estensione del subappalto come sistema imperante e come strumento fondamentale per intaccare i diritti dei lavoratori. Anche su questi temi il Centro dovrà avere un ruolo rilevante coinvolgendo le organizzazioni che i lavoratori si sono dati.
CONCLUSIONE
Queste riflessioni non vogliono essere un documento chiuso, ma un contributo alla riflessione e al dibattito che vogliamo avviare. Il centro di questa nostra proposta è il voler mettere fine ad una pratica che si fa le beffe di qualunque controllo dal basso su decisioni che riguardano migliaia di persone. Basti pensare al cosiddetto "Prusst", progetto che muoverà una cifra di ben mille miliardi e sul quale la cittadinanza è impotente e largamente disinformata. Vengono prese scelte importanti che cambieranno il volto di Ancona senza che chi ci abita possa entrarne in merito e modificare un progetto che, per quel che se ne sa, è sensibile principalmente ai soliti interessi privati. Non è questa la dimostrazione dell'esistenza, qui come altrove, di un problema di democrazia?
Ecco allora che la nostra iniziativa vuol rilanciare un nuova stagione politica che veda protagonista la parte più cosciente della società civile locale. L'esperienza di "Maggio 2000, pur nella specificità e nell'eccezionalità dell'evento, dimostra che è possibile.
COORDINAMENTO MAGGIO 2000