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Nel marzo 2000 venne diffuso l'appello " WTO Shrink or Sink",
( disponibile a: http://www.tradewatch.org/gattwto/ShrinkSink/shrinksinkhome.html
), appello a cui aderirono centinaia di gruppi di tutto il mondo. Ora,
alla vigilia di un nuovo incontro ministeriale di Doha (in Qatar), ne
è stata redatta una nuova versione, disponibile in varie lingue sul sito
www.canadians.org, a cui occorre collegarsi
per firmare l'eventuale adesione (da parte di gruppi e non di singoli).
Questo
mondo non è in vendita
WTO
- Shrink or Sink!
E' tempo
di fermare questa globalizzazione al servizio delle multinazionali e lottare
perché un altro mondo è possibile !
A Seattle,
nel novembre 1999, il terzo meeting ministeriale dell' Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC)
è fallito di fronte ad una protesta senza precedenti da parte di popoli
e governi di ogni parte del mondo.
Da quel momento nei paesi ricchi, come in quelli poveri, milioni di persone
si sono unite per lottare per un futuro giusto e sostenibile, contro una
globalizzazione al servizio delle multinazionali.
Nonostante
le promesse di migliorare il sistema, fatte dopo Seattle, nulla è stato
fatto in questa direzione, anzi la situazione è peggiorata. Il deficit
di democrazia, trasparenza e responsabilità dell'OMC ha contribuito solo
a concentrare la ricchezza nelle mani di pochi, a far crescere le ineguaglianze
fra nazioni ed all'interno di esse, ad aumentare la povertà, a danneggiare
agricoltori e lavoratori, specialmente dei paesi del terzo mondo, sostenendo
metodi di produzione e consumo insostenibile.
Le proteste
di lavoratori, contadini, ecologisti, movimenti religiosi e leaders indigeni
contro le ineguaglianze ed i problemi legati all'implementazione degli
accordi scaturiti dall'Uruguay Round sono state ignorate.
Il segretariato dell'OMC, solo apparentemente neutrale, insieme con un
gruppo di ricchi governi e le lobby delle multinazionali stanno lavorando
come hanno sempre fatto: per mettere l'OMC al servizio degli affari, a
vantaggio delle multinazionali.
La revisione degli accordi relativi all'agricoltura, ai servizi e alla
proprietà intellettuale non stanno avvenendo in modo da correggerne i
difetti, ma piuttosto procedono verso un ulteriore peggioramento dei loro
effetti.
I governi
stanno per essere convinti e ricattati per accettare che al quarto meeting
ministeriale, che si terrà in Qatar dal 9 al 13 novembre, sia avviato
un nuovo round per l'espansione dei poteri dell'OMC.
Seducentemente chiamato "development round", la vera agenda
del nuovo round ha lo scopo di espandere i diritti ed i privilegi delle
multinazionali sugli investimenti, sugli appalti governativi, sulle politiche
sulla concorrenza, ecc..
Tutto questo a danno delle economie nazionali e locali, a danno dei lavoratori,
dei contadini, dei popoli indigeni, delle donne, della salute, dell'ambiente,
di tutti gli esseri viventi.
Tutto questo sta accadendo nel contesto di una crescente instabilità globale,
del collasso di economie nazionali, dell'aumento delle disuguaglianze
all'interno delle nazioni e tra di esse, dell'espandersi del degrado sociale
ed ambientale, come risultato dell'accelerazione del processo della liberalizzazione
al servizio delle multinazionali.
E' tempo
di riconoscere la crisi del sistema del commercio internazionale e della
sua principale istituzione, l'OMC. E' necessario bloccare l'avvio di un
nuovo round e far sì che il commercio torni a servire gli interessi di
tutti. Abbiamo bisogno di sostituire questo sistema vecchio, iniquo e
oppressivo con una nuova struttura per il 21° secolo, socialmente giusta
e sostenibile.
Abbiamo bisogno di proteggere la diversita' culturale, biologica, economica
e sociale; di introdurre politiche idonee ad un reale progresso che diano
priorità alle economie ed al commercio locale; di garantire diritti riconosciuti
internazionalmente di tipo economico, culturale, sociale e lavorativo;
di recuperare la sovranità dei popoli ed il controllo democratico sui
processi decisionali locali e nazionali.
Per fare tutto questo, abbiamo bisogno di nuove regole basate su principi
democratici di controllo delle risorse, sul rispetto dell'ecosistema,
sull'equità, sulla cooperazione e sul principio precauzionale.
Alla luce
di quanto sopra esposto, poniamo le seguenti richieste ai nostri governi:
No all'ampliamento
dell'OMC
Riaffermiamo
la nostra opposizione ai continui tentativi di lanciare un nuovo round
di trattative che dia ancor più potere all'OMC attraverso nuovi accordi
su temi come gli investimenti, la concorrenza, gli appalti governativi,
le biotecnologie o tramite un'ulteriore accelerazione nella liberalizzazione
delle tariffe.
Ampliare l'ambito di competenza dell'OMC a settori come gli investimenti
e le politiche sulla concorrenza o agli appalti governativi (iniziando
in prima battuta solo con regole di trasparenza), significherebbe minacciare
l'autodeterminazione degli stati e la sopravvivenza delle piccole e medie
imprese, rimuovere i sostegni all'economia locale e causare irrimediabili
danni sociali ed ambientali. Rifiutiamo anche la politica dell'Unione
Europea di promuovere un accordo plurilaterale su investimenti e concorrenza.
Chiediamo che sia stabilita una moratoria su ulteriori iniziative di liberalizzazione
e che le richieste dei paesi in via di sviluppo, relative all'implementazione
degli accordi attuali, siano immediatamente considerate, senza che siano
condizionate all'avvio di nuove trattative commerciali.
Proteggiamo
i diritti sociali e l'ambiente.
E'
inaccettabile che i diritti sociali ed i bisogni di base subiscano limitazioni
a causa delle regole dell'OMC. Gli accordi dell'OMC non devono applicarsi
a problematiche critiche per il benessere degli esseri umani e del pianeta,
come l'acqua, il cibo, i servizi sociali, la salute, la sicurezza e la
protezione dell'ambiente e delle specie viventi.
L'abuso delle regole del "libero commercio" in questioni del
genere ha già fatto nascere varie campagne di protesta contro gli organismi
geneticamente modificati, la distruzione delle foreste secolari, l'esportazione
di prodotti tossici da nazioni in cui sono vietati ad altre (paesi sottosviluppati)
dove ancora non sono stati banditi e contro le industrie del tabacco.
Limitare
il GATS (Accordo Generale sul Commercio dei Servizi) per proteggere i
servizi sociali fondamentali
Settori
come la sanità, l'educazione, l'energia ed altri servizi essenziali non
devono essere soggetti alle regole internazionali del libero commercio.
Inoltre il GATS non deve limitare il diritto di governi e popoli di regolare
il settore dei servizi in modo da proteggere ambiente, salute sicurezza
ed altri interessi pubblici.
Nell'accordo GATS, il principio di "progressiva liberalizzazione"
e le implicazioni legate agli investimenti esteri hanno già provocato
gravi problemi, come la deregolamentazione di servizi fondamentali.
Stop
al protezionismo delle multinazionali sui brevetti: Semi e medicine non
sono una merce qualsiasi!
Tutte
le politiche relative alle proprietà intellettuali devono permettere ai
governi di limitare la protezione dei brevetti in modo da proteggere la
salute e la sicurezza dei cittadini, questo deve valere in particolare
per i brevetti relativi a medicine salva vita e per quelli relativi a
forme viventi.
La brevettabilità delle forme viventi deve essere proibita in qualsiasi
sistema legislativo nazionale ed internazionale.
Le attuali regole stabilite dagli accordi internazionali, come il TRIPs
(Accordo sui diritti di proprietà intellettuale relativi al commercio)
ostacolano l'accesso a medicine essenziali, conducono all'espropriazione
di forme viventi e conoscenze tradizionali, minacciano la biodiversità
ed ostacolano il miglioramento del benessere economico e sociale dei paesi
poveri.
Non c'è motivo perché queste rivendicazioni sulle proprietà intellettuali
debbano essere contenute in un accordo commerciale.
No ai
brevetti sulla vita
La
brevettabilità delle forme viventi deve essere proibita in qualsiasi legislazione
nazionale ed internazionale.
La biodiversità non è una categoria che rientra nella proprietà privata
e la biopirateria deve essere fermata.
Il cibo
è un diritto fondamentale!
L'Accordo
sull'agricoltura è fraudolento perché i sussidi per sostenere le esportazioni
non sono stati ridotti (anzi sono aumentati). Ciò vuol dire che i piccoli
produttori stanno soffrendo gli effetti della liberalizzazione delle importazioni.
Per evitare la loro fine devono essere drasticamente ridotti i sostegni
alle esportazioni.
Occorre definire misure per promuovere e proteggere la sicurezza e la
sovranità alimentare, l'agricoltura di sussistenza, le pratiche di allevamento
e l'agricoltura sostenibile, senza sottostare alle regole internazionali
del libero commercio. Il sistema del commercio non deve minacciare le
condizioni di vita dei contadini, dei piccoli agricoltori, dei pescatori
e dei popoli indigeni.
Il diritto al cibo può essere realizzato solo in un sistema dove ogni
popolo abbia la possibilità di definire le proprie politiche agricole
e di produrre il cibo rispettando diversità culturali e produttive.
No alla
liberalizzazione degli investimenti
L'accordo
TRIMs dell'OMC (Accordo sulle misure per gli investimenti relativi al
commercio) va cancellato. Tutti i paesi, soprattutto quelli del terzo
mondo, devono avere il diritto di adottare scelte politiche (come privilegiare
le imprese locali) per aumentare la capacità produttiva di settori di
loro preferenza.
Ovviamente la revisione dell'accordo TRIMs non deve essere utilizzata
come espediente per ampliare la tematica degli investimenti all'interno
del l'OMC.
Riaffermiamo la nostra opposizione ai tentativi di avviare negoziati su
questo tema. La proposta di un accordo con una struttura simile al GATS,
o di un approccio iniziale limitato alla trasparenza, o altrimenti di
un accordo plurilaterale (non firmato da tutti i paesi ndt) costituiscono
solo cambiamenti strategici per modificare la posizione dei paesi non
ancora favorevoli. Rifiutiamo tutti questi tentativi che non mirano ad
altro che a raggiungere lo scopo che si era prefissato il MAI.
Equità
nel Commercio: trattamento speciale e differenziato
I
paesi del terzo mondo hanno diritto a un trattamento speciale e differenziato
che tenga conto della loro posizione di debolezza nel commercio internazionale.
Senza questo riconoscimento, questi paesi non potranno mai trarre benefici
dal commercio mondiale.
Priorità
agli accordi sui diritti sociali e sull'ambiente
Il
libero commercio pone i profitti delle imprese prima dei diritti della
gente e dell'ambiente.
I diritti umani devono essere difesi, promossi ed attuati, così come i
diritti relativi all'ambiente, alla sanità, alla sicurezza, alla difesa
dei popoli indigeni, alla sicurezza alimentare, alle donne, ai lavoratori
ed al benessere di tutte le forme viventi.
La Dichiarazione dell'ILO sui Principi e i Diritti Fondamentali del Lavoro,
la Convenzione sulla Biodiversità unitamente ai suoi Protocolli e la dichiarazione
dell'ONU sui Diritti Umani devono tradursi in realtà. L'OMC non deve minare
questi accordi internazionali.
L'importanza della promozione, del rispetto e della realizzazione dei
diritti dei lavoratori e di tutti i diritti umani deve comprendere interventi
nelle appropriate istituzioni internazionali.
Democratizzare
il sistema decisionale
I
popoli devono avere il diritto di autodeterminazione, il diritto di conoscere
e di decidere in materia di commercio internazionale. Tra le altre cose,
questo richiede che i processi decisionali relativi alla negoziazione
ad all'approvazione degli accordi presso gli organismi commerciali internazionali
siano portati avanti in modo democratico e trasparente.
L'OMC opera in modo reticente ed emarginante così da escludere la maggior
parte dei paesi membri e la società civile. E' dominata da pochi potenti
governi che agiscono in base agli interessi delle loro principali società
transnazionali.
Cambiare
il sistema di risoluzione delle dispute
Il
sistema di risoluzione delle controversie dell'OMC è inaccettabile perché:
- rende vincolante un sistema
illegittimo di regole inique;
- agisce con procedure antidemocratiche
ed
- usurpa le funzioni legislative
e regolamentative degli stati nazionali e dei governi locali.
Un sistema
del commercio internazionale socialmente giusto richiederà cambiamenti
anche al di fuori dell'OMC.
Un tale sistema dovrà considerare in modo prioritario i diritti ed il
benessere dei lavoratori e dei contadini che producono merci e servizi.
Tutti i governi e tutte le agenzie internazionali dovranno ignorare le
minacce provenienti dalle imprese multinazionali e dai governi verso i
diritti fondamentali dei lavoratori, verso l'annullamento delle conquiste
sindacali, verso l'indebolimento della sicurezza del lavoro e la riduzione
dei salari.
Allo stesso modo, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale
e le banche di sviluppo regionale dovranno cancellare il 100% dei debiti
dei paesi poveri in modo che questi paesi possano impiegare questi fondi
per eliminare la povertà e favorire lo sviluppo. L'uso ricattatorio dei
piani di aggiustamento strutturale per forzare la liberalizzazione nei
paesi del terzo mondo e altrove dovrà cessare. I governi dovranno negoziare,
attraverso il sistema della Nazioni Unite e in modo pienamente democratico,
un accordo che garantisca che l'operato delle imprese multinazionali sia
conforme col rispetto dei diritti umani, la difesa dell'ambiente e sia
sottoposto al controllo democratico.
Conclusioni
Ci
impegniamo per costruire un sistema del commercio internazionale che sia
sostenibile, socialmente giusto e che renda conto democraticamente del
proprio operato.
Chiediamo ai nostri governi di implementare quanto sopra riportato in
modo da ridurre il potere e l'autorità dell'OMC e dare una svolta al commercio
internazionale.
Ci impegniamo a mobilitare la gente dei nostri Paesi per questi obiettivi
e per cambiare le politiche ingiuste dell'OMC ed a sostenere altri popoli
attraverso campagne internazionali di solidarietà.
Ci impegniamo a diffondere in tutto il mondo lo spirito di Seattle per
impedire l'avvio di un nuovo round di negoziati in Qatar.
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