RETE SOCIALE MARCHIGIANA G8 STOP
ANCONA 8 NOVEMBRE
“VERSO IL MARCHE SOCIAL FORUM”
NOTA INTRODUTTIVA
Questa assemblea vuole essere una tappa di un percorso iniziato da alcuni anni. Quindi non vuole essere e non sarà un momento fondativo di una nuova struttura.
Il titolo che abbiamo significativamente scelto, “verso il Marche social forum, è indicativo di un qualcosa che è già in cammino, già in costruzione.
La nostra proposta di scogliere la Rete Sociale Marchigiana, è non solo dentro una strada che a livello globale il movimento ha intrapreso, ma vuole cercare di far compiere un salto di qualità ad un processo da tempo in corso.
Nel nostro progetto c’è “un di meno” e “un di più”.
Un di meno perché non abbiamo la pretesa di diventare il forum di tutti i forum, con il rischio magari di erigere un orrendo “parlamentino” appiattito e burocratico.
Un di più perché pensiamo che la sola sommatoria delle realtà organizzate non sia sufficiente e si tratti di cogliere la ricchezza, l’articolazione che anche nella nostra zona la società civile esprime, dando spazio a tutte le voci critiche singole e collettive.
Ecco la differenza tra un Rete e un vero e proprio Forum , cioè uno spazio pubblico che possa raccogliere le energie e la ricchezza di un movimento in marcia.
Dicevamo che questo incontro è una tappa. La nostra regione ha da tempo un articolato e vasto arcipelago di gruppi, circoli, centri sociali impegnati nel sociale.
Ma come è noto il nome Marche indica una realtà territoriale plurale che storicamente ha fatto della propria particolarità, della propria comunità un universo spesso autoreferenziale e poco propenso a rapportarsi agli altri soggetti municipali.
Questa forma mentis, ha caratterizzato per molto tempo anche coloro impegnati in un attività politico-sociale.
Cioè l’atavica e deleteria tendenza delle forze della sinistra critica ( fossero esse della sinistra politica o di quella sociale) a dividersi o a rifiutare il confronto, ha trovato terreno fertile nella “mentalità” marchigiana, pur in una regione piccola come la nostra con un milione e mezzo di abitanti.
Ecco perché l’esperienza iniziata tre anni fa è stato un elemento fortemente innovatore.
Nel ‘98 per iniziativa di una serie di circoli e centri sociali si sono tenuti una serie di incontri ad Ancona, Iesi, Montegranaro e Pesaro sulla realtà economica regionale, sui distretti industriali, incontri che hanno trovato un momento di sintesi in un’affollata assemblea regionale, nel novembre dello stesso anno, che ha sancito l’inizio di un rapporto duraturo.
Dalla mobilitazione contro la guerra nel Kosovo, al controvertice di Ancona, fino ad arrivare alla mobilitazione antiG8 si è sedimentata una pratica ormai consolidata, pur con tutte le difficoltà. Nell’esperienza di “Maggio 2000” possiamo ben dire che in qualche modo si è anticipato quel laboratorio politico, quella felice contaminazione tra culture, esperienze diverse, che poi ha trovato il suo apogeo nel Genoa Social Forum.
In particolare è bene ricordare che il maggio anconetano è stato il primo controvertice a livello europeo, facendo da battistrada a quelli italiani di Bologna (anti Ocse) e di Genova (Mobiltebio) e a quelli internazionali di Praga, Quebec, Goteborg, fino ad arrivare a Genova.
Di fronte alle giornate di luglio contro il G8, si è costituita, sulle ceneri del Coordinamento Maggio 2000, la Rete Sociale Marchigiana G8 stop, con l’intento di non ridursi a preparare la semplice partecipazione dei cittadini marchigiani alle manifestazioni contro gli otto riuniti nel capoluogo ligure, ma di portare dentro i nostri territori i contenuti del movimento e la sua radicale contestazione a questa globalizzazione.
Ecco allora importanti momenti di conflitto e di mobilitazione che hanno avuto il loro apice nella giornata del 17 aprile con “l’irruzione” nel centro commerciale Auchan contro i prodotti OGM.
Se dalle Marche il 18 e il 20 luglio sono partiti ben tre convogli diretti a Genova è anche grazie al lavoro svolto dalle Rete nei mesi precedenti.
Questo breve e schematico consuntivo evidenzia il percorso fatto e fa capire perché con l’assemblea di questa sera vogliamo dare un segnale forte e aprire un nuovo capitolo.
Genova, pur nella drammaticità degli eventi e nella durezza della prova a cui è stata sottoposta la moltitudine presente, ha sancito definitivamente la dimensione di massa di questo movimento anche in Europa.
La possibilità che le stragi dell’undici settembre potessero soffocarlo sul nascere e che la logica di guerra, i nuovi inquietanti scenari, il nuovo vero e proprio stato d’assedio globale, potessero stroncare le iniziative del “movimento dei movimenti”, sembra smentita non solo dalla grandiosa partecipazione alla marcia Perugia-Assisi, che quest’anno in realtà non è stata la tradizionale marcia a cui siamo abituati da diversi anni, ma una grande manifestazione contro la guerra e il terrorismo internazionale, ma anche dalle tanti iniziative che a livello globale si stanno organizzando dopo un comprensibile disorientamento per i tragici fatti americani.
La nascita dopo Genova di decine e decine di social forum non si è arrestata, ma sta trovando nuova linfa nella mobilitazione, nella critica e nella vera e propria “diserzione” di fronte al tentativo di scatenare una guerra civile globale.
Come è stato già sottolineato in queste settimane ciò che è accaduto l’undici settembre, rafforza e avvalla, non indebolisce, le ragioni, i contenuti espressi al Forum Social Mondiale di Porto Alegre e in tutte le assise del movimento.
Le conseguenze che la nuova fase politica mondiale avrà sugli assetti politici, economici, sociali, militari non è facile da prevedere, né è intenzione, né compito di questa breve nota introduttiva addentrarsi in analisi generali, in un confronto che comunque è in corso e andrà avanti nel prossimo periodo.
In ogni caso possiamo dire che il patrimonio di pratiche sociali, di conoscenze, di culture, di conflitti, di storie, che il movimento neo global ( cioè per un’altra globalizzazione) è portatore possono essere una speranza concreta, un’alternativa al vicolo cieco in cui i signori della guerra, piccoli e giganteschi, vogliono portarci.
Un movimento nasce, raggiunge il suo apice e poi rifluisce.
La sua forza e autorevolezza sta nel sedimentare realtà durevoli nel tempo, nel produrre organizzazione dal basso che di radichi nella realtà concrete, nel rinnovare culture e abitudini. Insomma è la cosiddetta onda lunga.
Così come dietro Seattle c’era un lavoro carsico, un patrimonio cresciuto in una strategia lillipuziana affermatasi negli anni passati, questo movimento che nasce nel cuore e nelle espressioni più avanzate e coscienti della società civile, può avere la forza, anche nella possibile e speriamo quanto più lontana fase di riflusso, di permeare la società globale dei propri contenuti, delle proprie “istituzioni”, delle sue culture.
Le strutture che un movimento si dà, il modo di concepire le relazioni dentro di esse, il modo di confrontarsi al loro interno, il rispetto nei confronti di chi vi partecipa sono la sua carta d’identità. La nascita di tanti forum negli ultimi due mesi sono un segnale di vitalità e di democrazia partecipata a patto che siano veramente degli spazi pubblici e non un qualcosa di stantio e di già visto.
E’ stato giustamente evidenziato che a Genova, come a Perugia, è scesa in piazza una nuova generazione di giovani.
Dopo quasi quarant’anni una nuova ondata si abbatte su una classe politica, ormai autoreferenziale e sempre più lontana dai bisogni delle persone in carne ed ossa, tolte alcune note eccezioni.
A queste nuove leve deve essere garantita voce, spazio e visibilità, anche nelle strutture del movimento.
Coloro che appartengono ad altre generazioni e ad altre stagioni d’impegno militante, possono e devono dare il loro contributo, portare il proprio bagaglio di esperienza, senza però prevaricazioni e eccessive occupazioni di spazi e “posti”.
Il modo di essere, di pensare, di organizzarsi di questi Forum sarà decisivo affinchè siano dei reali momenti di democrazia, di partecipazione, di organizzazione.
Alcuni di loro tendono sin dall’inizio a somigliare ad intergruppi di triste memoria. La nostra stessa scelta di cambiare la Rete in Forum, come dicevamo all’inizio, è proprio il tentativo di fare un salto di qualità, di metterci in discussione e aprirci ulteriormente a questa nuova generazione, oltre alle altre realtà sociali e culturali della nostra regione.
L’esperienza del Genoa Social Forum importante e feconda, deve, in questo senso, essere istruttiva per non ripetere gli stessi errori.
Bisogna evitare il cristallizzarsi dei ruoli e la burocratizzazione delle strutture.
Dalle prime esperienze che si stanno formando ci sembra di individuare alcuni criteri a cui un Forum dovrebbe attenersi:
1. essere uno spazio pubblico e favorire la circolazione delle idee che ovviamente si riconoscono nei contenuti e negli obiettivi del movimento, senza però avere la pretesa di avere una “linea” visto che si tratta di un forum e non di un partito
2. scegliere modalità di confronto e di organizzazione che facilitino la partecipazione e il contributo del maggior numero di persone
3. i gruppi di lavoro che si costituiscono al suo interno, non devono diventare gruppi di studio, ma momenti sì di riflessione e discussione, ma anche e soprattutto di mobilitazione e di conflitto riguardo la tematica su cui si lavora
4. le responsabilità che si assumono a nome del forum ( responsabile dei gruppi, portavoce ecc.) devono essere sottoposte al suo controllo e avere una scadenza.
Questa è la proposta che in questa assemblea lanciamo.
Abbiamo detto che vogliamo allargare e arricchire la partecipazione a questa nostra esperienza. Vogliamo farlo senza arroganza, ma anche senza costringere un percorso consolidato a deviare per tatticismi o alchimie politiciste.
Siamo un movimento in marcia che come dicono i compagni zapatisti s’interroga camminando.
Non sono contemplate soste obbligatorie.