SINTESI DEGLI INTERVENTI INTRODUTTIVI ALLA ASSEMBLEA FONDATIVA DEL MARCHE SOCIAL FORUM – ANCONA 8 NOVEMBRE 2001
Renato (Abruzzo Social Forum)
L’ASF ha iniziato a lavorare dal settembre del 2000 in seguito alla mobilitazione contro la Banca Mondiale.
Nella sua azione alterna il lavoro su iniziative e campagne nazionali e iniziative su problematiche locali.
In Abruzzo operano 8 SF, dei quali 5 nati dopo il G8 di Genova.
Sono formati per lo più da persone che non hanno mai militato in organizzazioni politiche.
L’ASF è uno spazio impostato per dare modo alle persone di conoscersi e confrontarsi.
La campagna dell’opposizione al 3° traforo del Gran Sasso ha legato i SF locali su tre tematiche:
1 – le ricadute ambientali
2 – l’affitto degli spazi del troforo
3 – la presenza del Ministero della difesa senza alcuna trasparenza
4 – l’utilizzo come sito di accumulo di composti radioattivi del gallio
5 – l’acqua e la privatizzazione delle acque potabili che sta tentando la Regione
Le decisioni nell’ASF vengono prese per consenso e non per voto e quindi se non c’è l’accordo dei Forum locali non vengono adottate, instaurando una dialettica tra ASF e Foruma locali nelle due direzioni.
L’ASF persegue anche un’attività di formazione dei partecipanti mediante incontri di approfondimento su singole tematiche e gruppi di lavoro per sviluppare temi, lotte e campagne arrivando a proposte concrete per la loro articolazione.
Bisogna fare uno sforzo per cambiare il mondo già dall’agire dei SF e dei loro membri, pur rispettando le diversità e i tempi di ogni gruppo locale.
Stefano (Macerata Social Forum)
C’è molta vivacità nel maceratese con vari SF che sono nati in varie città e in situazioni diversificate.
A San Severino per es. è nato dall’iniziativa della proiezione del filmato sulle giornate di Genova al quale hanno partecipato oltre 100 persone, in maggioranza giovanissimi, e che hanno continuato a darsi appuntamenti.
A Tolentino invece si caratterizza come AntiMerloni Social Forum.
Non c’è una linea precisa ed ognuno si organizza come meglio crede.
Si sta formando anche un gruppo Osservatorio sulle carceri in accordo con la conferenza dei volontari che operano negli istituti di pena che ha intenzione di lavorare su questi tre temi:
1 – immigrati senza alcuna tutela
2 – lavoro esterno dei carcerati
3 – sanità (disastrosa) nelle carceri
Vittorio AGNOLETTOQuesto movimento è variegato e questa è la nostra forza tant’è che su questo si accanisce il nostro avversario provando a spaccarci.
Chi siamo?
Siamo il prodotto del lavoro delle persone, gruppi, associazioni, sindacati che negli anni bui ‘80 e ‘90 hanno costituito le radici sotterranee del movimento attuale.
Seattle e Porto Alegre sono state il punto di precipitazione del movimento.
Quelle radici hanno fatto emergere a Genova il tronco dell’albero del movimento e dopo il G8 sono cominciati ad apparire sempre più numerosi i fiori ed i frutti (le realtà locali).
Siamo un movimento che non può essere ridotto ad uno ma che deve guardare nell’agire a quel tronco che è in grado di farci capire la nostra storia e quella degli altri.
Cosa vogliamo?
Siamo organizzati contro il WTO, il nocciolo duro di questa globalizzazione, e gli contestiamo:
1 – la libertà di accesso ai farmaci: la tutela dei brevetti non deve entrare in contrasto con la tutela della salute.
2 – le regole del commercio agricolo non devono essere stabilite dal WTO ma dalla FAO
3 – no alla revisione degli accordi GATT per impedire che sanità e formazione diventino merci.
Chi e cosa incontriamo sul nostro cammino?
Gli atti criminali dell’11 settembre devono far entrare la tematica della pace nel movimento, lanciando le campagne per l’obiezione di coscienza e per l’obiezione fiscale di massa alle spese militari.
Siamo l’unico soggetto globale che può battere il terrorismo, proprio sconfiggendo la globalizzazione la quale alimenta il terrorismo stesso.
Il percorso che stiamo facendo deve portarci al SF Italiano che si fondi su alcune questioni comuni a tutte le associazioni tipo le campagne sulla Tobin Tax e a favore degli immigrati.
Bisogna accettare che ci siano pratiche diverse e rispettare la diversità delle forme di lotta.
Bisogna mettere da parte al nostro interno la tentazione di egemonia, che non vuol dire comunque non darsi nessuno strumento organizzativo. Riusciremo ad aggregare solo se abbiamo contenuti da proporre.
E’ questo un movimento che può avere una valenza dirompente sugli assetti vigenti purché non diventi terreno di conquista di tessere.
Ci stiamo battendo per lasciare alle future generazioni non un altro mondo possibile, ma un mondo, perché il nostro è l’unico mondo possibile.