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INTERVISTA CON SUSANA CIUMMELLI inviata del Marche Social Forum a Porto Alegre 2002 Laboratorio Sociale: in Italia abbiamo visto immagini da Porto Alegre dove i 60.000 presenti erano spesso in corteo e in momenti di divertimento collettivo. Questo 2° FSM è stata una festa o si è anche lavorato? Raccontaci le tue impressioni sul clima politico che si respirava in Brasile. Susana: Ho saputo della esposizione mediatica del FSM, forse qualche media come la TV ha cercato di dare una immagine del Forum come l'incontro di coloro che non hanno i piedi per terra. Porto Alegre è stato l'incontro di quelli che protestano, un grosso momento di lavoro, di proposta, di incontro e socialità, con riunioni continue di grossa qualità. Ma Porto Alegre è stato anche momento di scambio culturale su un modo di fare politica “non ingessata” dove potevi scegliere di non partecipare agli incontri ufficiali magari per tuffarti nei momenti spontanei dove si rifletteva insieme, ilustrando situazioni e progetti, scambiando idee ed esperienze. Stare con la gente, con gli artisti e conoscere come ognuno a suo modo si esprimeva contro questo sistema della globalizzazione: anche questi erano momenti di dibattito di alta qualità. In questo clima si sono inserite anche le contestazioni ai parlamentari che hanno votato la guerra. L.S. Questo movimento è stato etichettato come no-global dai mass- media, sottintendendone una vocazione protestataria e scarsamente propositiva. A Porto Alegre c'erano centinaia di gruppi e organizzazioni di volontariato: su quali temi concreti si è lavorato? S. Sicuramente uno degli impegni più significativi è stato il grosso no alla guerra. Organizazioni e società civili hanno discusso sul loro coinvolgimento nel processo di pace, soprattutto in Medio Oriente. C’è stato un grosso lavoro sulla lotta all'AIDS e inoltre momenti di elaborazione contro le privatizzazioni delle risorse idriche e per l'annullamento del debito estero dei paesi del Sud del mondo. Si è lavorato sulla democrazia diretta e sul bilancio partecipativo e poi sull’esperienza del Movimento del Trueque (baratto) argentino, sulla moneta sociale come risposta a un sistema monetario che si deve cambiare alle radice. L.S. Come si svolgeva e come valuti l'attività dei gruppi di lavoro ai quali tu hai partecipato? S. Io ho partecipato al "Tribunale Internazionale dei Popoli Contro il Debito Estero". Era un grande Auditorio fuori dell'Università, sede centrale del Forum, a cui potevano partecipare migliaia di persone. Il Forum ha preso la piega di vera e propria Conferenza con la presenza dei rappresentanti di quasi tutti i paesi indebitati (fra queste anche le Madres de Plaza de Mayo). Si è svolto come un processo, con tanto di accusa, giudice e testimoni. Le accuse si basavano sul peso del debito che costituisce una vera violazione ai diritti umani dato che il debito è usato come strumento di saccheggio delle risorse del Sud del mondo, creando un continuo ciclo di dipendenza dei paesi indebitati i quali devono sottostare alle condizioni imposte. Scopo dell’iniziativa era divulgare e informare sulle cause economiche e politiche del debito e sulle sue conseguenze, per consolidare il movimento impegnato a lavorare per superare il dominio esercitato tramite il debito, esplicitando le basi etiche, giuridiche e sociali della richiesta di annullamento. E’ stato anche un momento di lancio della campagna mondiale sulla illeggittimità del debito e di sostegno alle proposte alternative, per globalizzare le resistenze che si oppongono a questa trappola del FMI. E’ stato un lavoro positivo, originale, che dava la possibilità a tutti di informarsi in un modi diversi e non noiosi, conoscendo da vicino le altre realtà ed organizzarsi. Lo sviluppo pratico di quanto discusso lo vedremo in futuro: chi è andato al FSM 2002 con l'idea di trovare un progetto completo e preconfezionato sicuramente è tornato deluso perché il vero spirito di Porto Alegre è stato che nessuno è padrone della verità. PA è un punto per dove passano tutte le strade: solo così si può capire tutta la ricchezza di questo Forum. L.S. Sono in calendario scadenze molto importanti per questo movimento ed in particolare l'appuntamento del forum europeo a Firenze. Secondo te come deve arrivarci il popolo di Seattle marchigiano? S. Dobbiamo arrivarci con le idee chiare rispetto ad alcuni obbiettivi da raggiungere, come la battaglia contro la legge Bossi-Fini e i Centri di Permanenza Temporanea, il Redditto di Cittadinanza e lo sciopero generale del 5 aprile in difesa dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Dobbiamo avere la capacità di radicamento sul territorio, anche attraverso delle grosse campagne di massa che sappiano comunicare e coinvolgere la gente. L'unità è un dato molto importante. Dopo Genova hanno provato a dividerci: il fatto che non ci siano riusciti è già un grande successo.
4 marzo 2002 - intervista a cura di Mario Duca |
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