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Introduzione di Mario Duca all'Assemblea fondativa dell'Ancona Social Forum Mi chiamo Mario Duca e stasera ho il compito di introdurre questa assemblea fondativa dell’Ancona Social Forum. Molti di voi non mi conoscono, altri mi conoscono solo via internet dato che sono colui che periodicamente vi intasa il computer - per chi ce l’ha - di posta elettronica del Laboratorio Sociale. Da circa 20 anni non sono iscritto ad alcun partito ed ho ripreso a fare attività sociale e politica nel senso più ampio e, permettetemi, più nobile della parola da poco tempo, in modo particolare dopo la vittoria del centro destra alle elezioni perché penso che ci sia oggi la necessità che le persone rimettano in gioco principalmente se stesse, la propria storia e cultura, le proprie idee e proposte al di là delle tessere che si possono avere o meno in tasca. Credo che parta da questo una risposta propositiva alla crisi di rappresentanza politica che è sotto gli occhi di tutti. Vi ho parlato un poco di me non per vanagloria ma perché penso che questa sera voi siate qui, come ci sono io, per affermare e praticare l’idea di un protagonismo diretto e nuovo nella città, nella società e nella politica. Credo che siate qui, come ci sono io, per affermare che non si può ridurre l’impegno sociale e politico a pochi uomini-immagine dipendenti, se non ostaggi veri e propri, di una democrazia mass mediatica, ma che vada invece perseguito il protagonismo diffuso e limitata la personalizzazione della scena politica. Nel costituire l’Ancona Social Forum vogliamo partire proprio da quanto abbiamo visto nelle piazze e nelle strade d’Italia dal luglio 2001 in poi. Come molti di voi ho partecipato alle grandi manifestazioni di protesta di questi mesi e come voi le ho trovate bellissime. Il G8 a Genova in particolare è stato un momento per me anche commovente (d’altra parte con l’alta concentrazione di gas lacrimogeni che c’era era dura non piangere) perché quei 200.000 manifestanti se pur tra contraddizioni ed atteggiamenti anche non condivisibili, hanno detto a tutti, anzi hanno iniziato a dire a tutti che non era vero che la storia era finita e chiusa con la vittoria del centro destra, ma che si poteva ripartire. E in effetti siamo ripartiti: si sono viste e sentite volti e voci nei cortei di persone bellissime, intelligenti, propositive e volonterose come e più dei dirigenti di partito che le rappresentavano. Non sono e non siamo contro i partiti e le organizzazioni che sono e restano importantissimi tant’è che l’Ancona Social Forum nasce col loro fondamentale apporto. Anzi, aprofitto del momento per esprimere la soddisfazione di aver visto una grande vittoria nelle elezioni provinciali di Ancona della coalizione di centro sinistra: è un risultato che in qualche misura sento anche come nostro, come frutto di quest’ultimo anno di iniziative unitarie. Voglio qui solo evidenziare come dobbiamo partire dalle sensazioni comuni, dal comune ceppo che ci unisce per creare un luogo aperto, democratico, libero e permanente di iniziativa nella città di Ancona che dia la possibilità a tutti coloro che in quel ceppo culturale si riconoscono di dare il proprio contributo a che esso sia sempre più visibile, di darlo questo contributo da protagonisti di modo che cresca e dia frutti di iniziativa politica e sociale, di relazioni e di allargamento a rete di una identità culturale. Parlo naturalmente della comune idea che ci ha portato qui stasera e prima di qui ci ha portato in tante altre piazze, che ha riunito tante persone in un luogo lontano come Porto Alegre. Parlo naturalmente dell’idea comune che il mondo così come lo sta plasmando e blindando il neoliberismo non ci piace, non ci piacerà mai e mai smetteremo di lavorare per un altro mondo possibile fondato su una globalizzazione solidale e che anzi i veri globalizzatori siamo noi mentre tutti gli altri sono localizzatori: localizzatori di risorse finanziarie, di profitti e di denaro in banche e paradisi fiscali. L’assemblea di stasera è anche l’approdo di quanto è stato seminato e prodotto ad Ancona nel corso dei tanti o pochi anni, a seconda dei casi, della storia delle organizzazioni firmatarie del patto di intenti dell’Ancona Social Forum e di noi che siamo qui. Alla stessa maniera di altri Social Forum italiani, l’Ancona Social Forum nasce da un percorso che, solo per ricordare gli ultimi anni, ha significato nella città esperienze come il maggio 2000 per un Adriatico mare di pace e di diritti, il rifiuto delle guerre in Irak, nei Balcani, in Afghanistan e in Palestina concretizzatosi in una riuscitissima e stabile scuola di pace, fino ad arrivare all’impegno per la preparazione e la partecipazione a Genova, alla Perugia Assisi, alla manifestazione da 3 milioni fino allo sciopero generalizzato del 16 aprile. Ve lo ricordate il maggio 2000? Fu un punto importante di lotta ed opposizione sociale e ad Ancona di partenza per un dialogo, un confronto ed una iniziativa sempre più ampio tra persone ed associazioni che ci ha portato fino qui. Lì si iniziò a creare una rete sociale che vogliamo consolidare e a cui vogliamo dare nuovo impulso e prospettiva. Quanto ho detto finora, pur importante per definirci, avrà forse sollecitato qualcuno dei vostri nervi sinistri ma costituisce solo il contorno, anche scontato se volete, a quanto al centro del piatto di questa nostra riunione e che è la domanda che ci ha portati qui e cioè: che si vuole fare di concreto? Il gruppo che ha promosso l’Ancona Social Forum si sente di proporre alcune tematiche sulle quali sviluppare iniziative nella città, utilizzando il metodo democratico nel dibattito e della condivisione delle decisioni e cercando di valorizzare i vari punti di vista di cui sono portatori gli aderenti al forum. Ci sono alcune scadenze importanti nazionali nelle quali ci sentiamo impegnati e che sono riportate nel volantino distribuito: il vertice FAO, il Forum Sociale Europeo, l’impegno sulla Palestina e contro le guerre. Vogliamo però prima di tutto porci nella prospettiva di agire su temi locali ed in particolare vogliamo porre con forza il problema degli spazi e delle forme di esercizio della democrazia nella città. Pensiamo di partire dai temi della informazione, da come questa circola nella città, da lavori di inchiesta tra i cittadini per intervenire sul processo di formazione delle opinioni, portando il punto di vista del forum sociale. Vogliamo provare a creare ad Ancona un gruppo indipendente dedicato alla informazione ed alla controinformazione, in grado di produrre autonomamente materiali, raccogliere dati, notizie, idee e rilanciarle. Altri temi li abbiamo proposti nel questionario distribuito stasera ed altri ci aspettiamo vengano proposti da voi, dato per scontato che vogliamo lavorare, come sta scritto nel patto di intenti, con uno spirito inclusivo di soggetti ed idee, senza liderismi e valorizzando saperi, interessi e voglie di ciascuno. Partendo da qui vogliamo affrontare i temi della vita nella città di Ancona per proporre uno sviluppo ecosostenibile che crediamo passi attraverso la promozione di una cittadinanza attiva, espressa attraverso forme di democrazia partecipata. Come sapete la democrazia partecipata è uno dei punti sui quali si focalizza l’iniziativa e la ricerca del movimento dei Social Forum e proponiamo che anche qui da noi si crei un gruppo di lavoro dedicato a questo perché pensiamo che, se si vuole uscire dal vago ed evitare banalizzazioni, occorra partire dal protagonismo anche unilaterale della società civile e dei cittadini, rivolto a sollevare istanze alla amministrazione locale. Ci sono esperienze su questo terreno in Italia alla quali guardiamo con interesse e curiosità. Non è insomma un caso che abbiamo chiamato a parlare a questa assemblea fondativa dell’Ancona Social Forum due persone come Massimo Rossi – sindaco di Grottammare e Paolo Cacciari - assessore all’ambiente del Comune di Venezia, per farci raccontare qualcosa della loro esperienza sul tema democrazia e bilancio partecipativo. Forse quello che hanno fatto loro a Venezia e Grottammare qui ad Ancona non sarà del tutto attuabile, ma credo comunque che ci faranno capire l’importanza non solo di farsi delle domande, di raccogliere dalla società le richieste, ma soprattutto l’importanza di provare a dare delle risposte. Anche noi siamo qui stasera perché non vogliamo fermarci alle domande ma vogliamo iniziare a dare delle risposte. |