1. Il nostro patto ha origine a Porto Alegre, spazio aperto e plurale
di incontri e riflessioni, di formulazione di proposte e scambio di
esperienze, per permettere ai movimenti sociali che si oppongono al
neoliberismo e alla dominazione del mondo da parte del capitale, di
costruire un'altra idea di mondo possibile, fondata innanzitutto sul
protagonismo diretto degli uomini e delle donne. Ci riconosciamo nella
dichiarazione dei movimenti sociali che insieme abbiamo sottoscritto a
Porto Alegre a conclusione del secondo Forum sociale mondiale, in
particolare nelle due discriminanti fondamentali là fissate: contro il
liberismo e contro la guerra.
2. Ci rivolgiamo a quelli e quelle di Genova, uomini e donne convinte
dell'illegittimità di un governo oligarchico del mondo, le cui politiche
neoliberiste generano povertà, disoccupazione, devastazione ambientale.
Siamo uomini e donne, sindacati e ong, associazioni e movimenti sociali,
lavoratori e disoccupati, contadini e studenti, intellettuali e
ambientalisti, cittadini e cittadine, impegnati a costruire una grande
alleanza per creare una società nuova, contraria alla logica selvaggia del
mercato e del denaro, fondata sul valore della vita umana, centrata sul
primato della persona, dei bisogni e del benessere collettivo.
3. Veniamo da Assisi e poi da Roma, oppositori irriducibili, senza
"se" e senza "ma", della guerra economica, sociale e militare, strumento
privilegiato delle politiche dei potenti della Terra con l'obiettivo di
asservire il pianeta ai propri interessi politici, economici e culturali.
Un dominio oppressivo che semina odio, xenofobia, violenza sulle donne e
sui più deboli in generale e che costringe interi popoli a vivere nella
miseria e nella disperazione. I fatti dell'11 settembre hanno segnato una
nuova svolta drammatica. Dopo gli attacchi terroristici, che abbiamo
condannato assolutamente, così come condanniamo tutti gli attacchi contro
i civili in altre parti del mondo, il governo degli Stati Uniti, fonte di
bellicismo e di terrore nel mondo, e i suoi alleati hanno lanciato una
massiccia operazione militare. In nome della "guerra al terrorismo"
vengono attaccati in tutto il mondo i diritti civili e politici. La guerra
contro l'Afghanistan, nella quale sono stati usati metodi terroristici, si
sta espandendo ad altri fronti e non rappresenta che l'inizio di una
guerra globale permanente per consolidare il dominio del governo degli Usa
e dei suoi alleati. Questa guerra rivela la faccia brutale e inaccettabile
del liberismo, la nostra opposizione ad essa è un elemento costitutivo
della nostra azione.
4. Perseguiamo un mondo che bandisca la violenza come strumento di
lotta politica. Le nostre sole discriminanti sono il ripudio della guerra,
il rifiuto del razzismo, del fascismo e del sessismo. Non riconosciamo
discriminazioni religiose, né culturali, così come siamo avversi e avverse
a ogni forma di totalitarismo. Sosteniamo la piena libertà di scelta
sessuale per tutti e tutte. Al nostro interno convivono riferimenti e
pratiche differenti di conflitto: la non violenza, la disobbedienza civile
e sociale, il pacifismo, lo sciopero, le manifestazioni di piazza, sono
per noi forme di lotta assolutamente compatibili tra loro.
5. Siamo avversari irriducibili di qualsiasi forma di terrorismo, sia
che provenga da Stati che da gruppi politici. Siamo altresì consapevoli
che in nome della lotta al terrorismo si limitano i diritti civili e le
libertà democratiche; si criminalizzano intere lotte popolari, come quella
dei curdi, dei palestinesi, degli zapatisti o dei colombiani, legittimate
invece dallo stato di oppressione, di violenza e di sterminio cui sono
sottoposte; si approntano strumenti repressivi e autoritari per sgretolare
le lotte sociali e uccidere la democrazia; si criminalizza il dissenso e
si demonizza la protesta sociale. Mentre il terrorismo è rivolto contro di
noi, contro il nostro desiderio e la nostra possiblità di costruire un
mondo migliore, la lotta contro di esso, attraverso l'estensione della
guerra, in realtà lo alimenta e si rivela come il suo migliore alleato. La
nostra lotta al terrorismo, invece, è fondata sull'ampliamento della
partecipazione democratica e sulla libera espressione dei conflitti.
6. Ci battiamo per politiche e per società in cui non domini il potere
delle multinazionali, l'asservimento dei bisogni sociali agli imperativi
del profitto e la sovranità degli stati e dei popoli ai comandamenti delle
grandi istituzioni sovranazionali (Fmi, Omc, Banca mondiale). La
globalizzazione capitalistica di cui queste istituzioni risultano attori e
promotori si pone in netto contrasto con i valori da noi accettati. Questa
globalizzazione non ci appartiene e per questo la rifiutiamo. Al
contrario, ci battiamo per una globalizzazione solidale, dal basso,
rispettosa dei diritti e delle culture degli uomini e delle donne, dei
cittadini e dei lavoratori, dei popoli e dell'ambiente.
7. Siamo contro la globalizzazione che nega all'infanzia i diritti del
gioco, dell'istruzione, della salute, della gioia, obbligando milioni di
minori a lavorare, a fare la guerra, a morire sulle mine, a morire di
inedia e malattie, a prostituirsi. Bambini considerati come merce, usati
come mera risorsa economica e non rispettati quale componente essenziale
per la costruzione di un mondo migliore che è già da ora più loro che
nostro.
8. La globalizzazione rafforza un sistema sessista e patriarcale che
favorisce l'esclusione politica e sociale delle donne, negando loro
un'identità culturale, rendendole sempre più povere, alimentando la
violenza contro di loro. Promuovendo la privatizzazione della salute,
dell'educazione e dei servizi sociali, carica sulla famiglia, e
soprattutto sulle donne, lavoro invisibile che dovrebbe ovunque essere
assunto dagli Stati. Questo fenomeno limita per loro l'accesso
all'educazione, agli strumenti, ai tempi e agli spazi per rappresentarsi e
per partecipare alla vita sociale e politica. Il rispetto dei diritti, dei
bisogni e della libertà delle donne costituisce una dimensione centrale
del nostro agire: senza di questo, un altro mondo non sarà mai possibile.
Allo stesso tempo, riconoscendo il diritto all'autodeterminazione di ogni
uomo e di ogni donna, riconosciamo le istanze di liberazione dei gay,
delle lesbiche, bisessuali e transgender, come espressione di diritti
fondamentali.
9. Non siamo e non vogliamo essere un partito politico. Il nostro
fine, al contrario, è quello di salvaguardare le nostre differenti
identità e i nostri specifici obiettivi. Allo stesso tempo pensiamo di
poter costruire un percorso comune, fatto di riflessioni e di analisi, di
lotte e di iniziative rivolte al mondo esterno a noi. Non intendiamo
essere autoreferenziali: crediamo invece che fuori dalle nostre
associazioni, dai nostri forum, dagli ambiti politici e sociali in cui ci
riconosciamo, esistano innumerevoli altre esperienze o individualità che
possono essere coinvolte nel progetto di una globalizzazione solidale. E'
questo lo scopo principale della nostra impresa collettiva.
10. Affermiamo il principio della democrazia partecipata, secondo il
quale le decisioni non sono prese da pochi tecnocrati, ma richiedono
invece il coinvolgimento attivo dei cittadini, dei lavoratori, dei popoli
alle grandi decisioni collettive. Ci riferiamo ai principi della
democrazia diretta e vogliamo approfondire ed estendere l'esperienza di
Porto Alegre. Per queste ragioni la democrazia costituisce il fondamento
del nostro lavoro collettivo: ci basiamo sul metodo del consenso per
valorizzare quello che ci unisce e relativizzare quel che ci divide;
crediamo nella pari dignità tra organismi a carattere nazionale e/o
verticale e strutture orizzontali, che si formano dal "basso"; in questo
senso il ruolo e il peso delle associazioni nazionali, dei social forum,
delle soggettività organizzate hanno per noi pari valore. Rifiutiamo la
personalizzazione della politica e crediamo in un metodo di decisionalità
collettivo e partecipato.
11. 11. Abbiamo principi comuni, ma anche obiettivi comuni. a. Il
Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale, l'Organizzazione
mondiale del commercio, la Nato, mirano a costituire la struttura di un
potere transnazionale che sovrasta i diritti delle persone, dei popoli,
delle nazioni. Noi non ne riconosciamo la legittimità. Ci battiamo invece
per l'istituzione di organismi internazionali democratici, la cui
legittimità risieda non solo sui governi, ma anche sulla partecipazione
attiva della società.
b. Riteniamo illegittimo il debito pubblico internazionale dei paesi
del Sud, che, funzionando da strumento di dominio, priva i popoli dei loro
diritti fondamentali, alimenta l'usura internazionale, impone a paesi del
Sud piani di aggiustamento strutturale che li costringe a produrre per
l'export, a tagliare le spese sociali, ridurre l'occupazione, aumentando
la povertà. Ne esigiamo l'annullamento incondizionato unitamente alla
riparazione dei debiti storici, sociali ed ecologici maturati dai paesi
ricchi verso quelli poveri.
c. Avversiamo la speculazione finanziaria e lo strapotere dei mercati
finanziari, espressione coerente di un capitalismo selvaggio. Per questo
chiediamo la soppressione dei paradisi fiscali, la tassazione delle
transazioni finanziarie e l'assoggettamento delle multinazionali alle
leggi dei singoli stati. L'introduzione della Tobin tax rappresenterebbe
un utile passo avanti in questa direzione.
d. Ci opponiamo a ogni forma di privatizzazione delle risorse naturali
e dei beni pubblici. L'energia, l'acqua, le foreste, la salute, i
trasporti, l'istruzione, la comunicazione, la cultura, il sapere sono beni
inalienabili che non possono essere ridotti a merce. Crediamo in uno
spazio pubblico completamente rinnovato in cui, attraverso la democrazia
diretta e partecipativa, siano i diretti interessati a decidere sulle
grandi questioni. Lottiamo per l'ampliamento dei servizi sociali e per
l'estensione dei diritti sociali globali (istruzione e sanità gratuiti,
acqua, casa, ecc.) di servizi pubblici universali anche a paesi e popoli
che non hanno mai beneficiato di alcuno "stato sociale".
e. Ci battiamo per un consumo critico e responsabile, equo e solidale,
che favorisca la produzione rispettosa dell'ambiente e dei diritti delle
persone. Consideriamo il consumismo un disvalore psicologico, etico e
ambientale. Ci impegniamo, inoltre, nel boicottaggio di quelle imprese che
non garantiscono il rispetto dei diritti sindacali e civili dei
lavoratori, il rispetto dell'ecosistema e delle differenti culture.
Crediamo che il Prodotto interno lordo costituisca uno strumento
assolutamente inadeguato a misurare il livello di sviluppo di un paese e
proponiamo di sostituirlo a tale scopo con un indice apposito che,
introducendo specifici rivelatori ambientali, sociali e culturali
determinerebbe un impegno virtuoso per il miglioramento del benessere
collettivo.
f. La terra è un bene collettivo indisponibile e inaleniabile. Il suo
sfruttamento in nome del profitto, provocando la concentrazione della
produzione nelle mani delle multinazionali e asservendo intere produzioni
nazionali al dominio oligarchico del mercato mondiale, costituisce un
"crimine contro l'umanità". Chiediamo una equa redistribuzione delle
risorse della terra: le sementi e il materiale genetico sono di proprietà
dell'umanità. Ci battiamo per la sovranità alimentare dei popoli nei
confronti degli interessi del commercio internazionale. Esigiamo
l'abolizione dei prodotti transgenici e della concessione dei brevetti
sulla vita. Il rispetto dell'ambiente, della salute, del lavoro,
costituiscono un imperativo di qualsiasi scelta politica ed economica.
g. Esiste un crudele legame tra l'uso dissennato delle risorse
ambientali del nord del mondo e il sottosviluppo e la povertà del sud del
mondo. Le condizioni di assoluta miseria, la mancanza di acqua potabile e
di cibo, in cui vivono miliardi di uomini e donne, dipendono anche da quei
fenomeni climatici che vanno sotto il nome di "effetto serra"- crescita
della temperatura, innalzamento del livello dei mari, progressivo
scioglimento dei ghiacciai, avanzata dei deserti e delle zone aride - che,
provocati dal mondo industrializzato, nel giro di un secolo potrebbero
rendere letteralmente invivibili molte regioni della Terra. Gli effetti
dell'aumento dell'effetto serra rendono infatti i poveri sempre più poveri
e, al tempo stesso, il sottosviluppo amplifica ed aggrava molti problemi
ambientali, compresi quelli che influiscono sul clima, anche perchè spesso
le lavorazioni più pericolose e dannose vengono trasferite nei paesi più
poveri. La soluzione dei problemi ambientali e l'uso equilibrato delle
risorse non è questione tecnica da delegare a esperti; solo la
partecipazione democratica e la cittadinanza attiva possono garantire la
qualità di vita delle popolazioni e una vera società sostenibile. Per
questo ci battiamo anche per la chiusura delle produzioni altamente
inquinanti e nocive per i lavoratori e per le popolazioni.
h. La globalizzazione liberista produce miseria, odio, morte. Per
imporsi a popolazioni intere ha bisogno della spada costituita dalla corsa
agli armamenti, dall'aumento delle spese militari, dal rafforzamento e dal
rinnovamento delle alleanze militari, dal potenziamento degli apparati
polizieschi. Noi chiediamo lo scioglimento di queste strutture e di questi
apparati perché rifiutiamo totalmente la guerra come mezzo di risoluzione
dei conflitti ed esigiamo la fine della repressione e della
criminalizzazione della protesta sociale. Ma la guerra non si fa solo con
le bombe. Il ricorso all'arma della fame, sotto forma di embargo, è sempre
più frequente e causa milioni di vittime, specialmente tra donne e
bambini. Non esistono fini politici che giustifichino l'uso del cibo e
delle medicine come armi; non riconosciamo quindi come legittimi gli
embarghi che violano i diritti umani a intere popolazioni.
i. Riconosciamo ai lavoratori e alle lavoratrici gli stessi diritti
sindacali, civili e politici in qualsiasi parte del pianeta e a
prescindere dal colore della pelle. Mentre i beni e i capitali possono
valicare senza limiti qualsiasi frontiera, le persone sono costrette a
controlli umilianti, condizioni inaccettabili, repressione e schiavitù. Ci
battiamo per migliorare le condizioni di vita e di lavoro, contro lo
sfruttamento del lavoro minorile, per la libera circolazione delle
persone, contro qualsiasi limitazione ai diritti dei migranti, per un
salario dignitoso in qualsiasi parte del mondo. Ci opponiamo con fermezza
a qualsiasi legislazione razzista e discriminatoria.
l. L'attuale organizzazione della produzione a livello globale passa
dalla riduzione dei diritti sociali, dall'attacco al potere collettivo dei
lavoratori, dalla conseguente precarizzazione e diffusione del lavoro
informale. L'universalità dei diritti del lavoro è questione cruciale.
Perciò ha valore non solo nazionale la mobilitazione dei lavoratori per la
difesa e l'estensione dell'articolo 18 a cui il movimento può contribuire
adeguatamente sia in sede europea che internazionale. Licenziamenti e
disoccupazione, inoltre, si accompagnano spesso a un'impennata degli utili
aziendali e delle quotazioni di borsa. Chiediamo pertanto che sia ovunque
impedito per legge il ricorso al licenziamento o a forme di sussidio
pubblico in presenza di utili aziendali. Allo stesso tempo ci battiamo per
l'istituzione di misure, come il reddito sociale e la riduzione
dell'orario di lavoro, per combattere la precarietà dilagante che
l'attuale sistema economico genera in tutto il mondo, compresi i paesi
occidentali, determinando l'aumento dell'insicurezza sociale, soprattutto
per le giovani generazioni cui viene di fatto impedito ogni progetto di
vita.
m. La crisi dell'Argentina ha dimostrato in maniera inequivocabile il
fallimento del liberismo. Quello che era additato come uno dei migliori
allievi del Fondo monetario internazionale è sprofondato in una crisi
durissima che è costata e costa disperazione sociale, disoccupazione e
povertà. Per frenare la rivolta popolare il governo argentino non ha
esitato a sparare contro le manifestazioni di protesta provocando decine
di morti; qualcosa di analogo e di ben più grave di quanto accaduto nel
luglio di Genova. L'Argentina mostra quindi come i governi nazionali,
nella loro funzione di meri esecutori delle politiche neoliberiste,
finiscano poi per dover presiedere al controllo poliziesco e alla
repressione. Ma mostra anche come una mobilitazione popolare, pacifica e
di massa, provocando la crisi di quegli stessi governi, metta in crisi
anche quelle stesse politiche internazionali, incrinando profondamente la
loro legittimità
n. Anche in Italia, il governo Berlusconi si presenta come baluardo di
un sistema neoliberista che favorisce in ogni modo il profitto e la
rendita finanziaria, oltre che gli affari personali del presidente del
Consiglio. La portata reazionaria delle politiche governative è evidente
nell'attacco alla scuola pubblica, ai migranti tramite il progetto
Bossi-Fini, nell'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori,
nella "riforma" delle pensioni con il conseguente attacco al welfare,
nella politica di distruzione del territorio e nella conseguente
valorizzazione dell'economia criminale prodotta dalle grandi opere, nel
tentativo di attaccare la legge 194 e l'autodeterminazione delle donne
attraverso la leva del riconoscimento di capacità giuridica dell'embrione.
Il livello di "impunità" e di aggiramento sistematico della legalità di
questo governo, è espressione diretta e funzionale alla sua aggressività
sociale. La legge sul conflitto di interessi, l'uso del potere per
sottrarsi alla magistratura, la connivenza con poteri illeciti e oscuri
fanno il paio con la sospensione della Costituzione durante le
manifestazioni di Genova, con la violenza contro i e le migranti, con
l'attacco ai diritti dei lavoratori, con l'aggressione ai centri di
informazione alternativa e indipendente, con la criminalizzazione del
consumo di droghe e con il proibizionismo. Questione democratica e
questione sociale si tengono strette. Per questo vanno giudicate
positivamente le iniziative sindacali che intendono coerentemente battersi
per la salvaguardia e l'estensione dei diritti dei lavoratori e delle
lavoratrici e che finalmente raccolgono istanze per le quali ci siamo
sempre battuti. Il ruolo del movimento italiano, lungi dal sostituirsi
all'azione delle forze sindacali, può essere però quello di battersi per
la rottura con le politiche di concertazione e per ampliare l'opposizione
sociale al governo liberista e liberticida di Berlusconi.
o. La capillarità e la sofisticazione dei mezzi di informazione rende
sempre più insidioso ed egemone il potere di chi ne detiene il controllo:
guerre, politiche neoliberiste, razzismo e altro vengono venduti come
giusti o inevitabili attraverso la gran cassa dei mezzi di comunicazione
di massa; tuttavia la stessa massificazione dell'uso dei media rompe la
linearità del sistema di potere e permette che diversi soggetti
intervengano nella creazione di cultura e di informazione. La
concentrazione del potere della comunicazione costituisce altresì l'altra
faccia dell'aggressione ai centri di informazione indipendenti e
alternativi - come l'assalto di Genova alla "scuola Diaz", quello a
Indymedia o il tentativo di chiudere Radiogap - forma altamente simbolica
di repressione e occultamento del dissenso. Per questo ci impegniamo
contro la concentrazione di tutti i mezzi di comunicazione, per la libertà
di espressione, per l'accesso garantito alle risorse che le nuove
tecnologie consentono.
p. Le spinte perchè l'Unione Europea si costruisca come fortezza
liberista e antidemocratica sono fortissime e pericolose. Esse sono ben
visibili nel metodo e nei contenuti della Carta dei Diritti, nel processo
costituente aperto dalla Convenzione Europea così come nel ruolo svolto
dalla Ue nelle guerre balcaniche. L'Europa per cui ci battiamo deve essere
invece costruita dai cittadini e dalle cittadine, con un processo di
partecipazione dal basso, un'Europa sociale schierata contro la guerra,
garante dei diritti di tutti e tutte coloro che l'attraversano. Un'Europa
realmente democratica, solidale, multiculturale, pacifica, impegnata nel
rispetto dell'ambiente. E' con questa ambizione e sulla base dello spirito
di Porto Alegre che ci impegniamo nella preparazione del primo Forum
sociale europeo.
Veniamo da storie diverse e da percorsi differenti. Ma crediamo fortemente
nella modalità reticolare che abbiamo conferito al nostro lavoro comune. La
nostra unità ha arricchito le nostre differenze; le nostre differenze sono
la garanzia dell'efficacia della nostra unità. Crediamo in questo principio
e lo proponiamo a tutti quelli e quelle che in questi mesi si sono uniti al
nostro percorso, convinti e convinte di poter compiere ancora molta strada
assieme. La costruzione di un mondo diverso è esercizio faticoso e paziente.
Noi abbiamo appena cominciato.
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