La scuola MENO della Moratti
La controriforma dei cicli scolastici, così
come emerge dalla legge delega presentata dal Ministro Moratti e dal documento
finale della Commissione Bertagna, evidenzia un duro attacco alla SCUOLA
PUBBLICA, che si concretizza in una riduzione, immiserimento e banalizzazione
dell'intero percorso scolastico.
Un progetto che, se non verrà fermato, riporterà
la scuola italiana indietro di decenni.
Ecco cosa si prevede.
- MENO
obbligo scolastico che viene ridotto
di un anno: a 14 anni avviene la scelta tra il canale dell'istruzione liceale
e quello della formazione professionale, differenziati nettamente anche nella
durata degli studi. Si abbassa il percorso scolastico comune, l'assenza
di un biennio orientativo nella scuola secondaria superiore rende sostanzialmente
separati i percorsi ed astratte le possibilità di passaggio da un canale all'altro.
L 'apprendimento attraverso I'operatività, l'attività pratica, il rapporto
con il lavoro è relegato al settore della formazione, riproponendo la separazione
gerarchica e la inconciliabilità tra "sapere" e "fare".
Si vuole creare una distinzione in cittadini di serie
A e di serie B, negando il diritto, soprattutto a
chi ha meno opportunità, alla cultura e alla formazione di una coscienza critica
e non omologata...
- MENO
ore di lezione: 25 le ore settimanali
obbligatorie da fare a scuola, per le materie di base, dalle elementari alle
superiori; un taglio che va dalle 5 alle 15 ore la settimana! Altre 300 ore
annuali saranno garantite dalle famiglie e dal mercato (lingue straniere,
educazione fisica, musica...). Chi avrà soldi potrà scegliere percorsi di
eccellenza, gli altri si dovranno accontentare di quel che passa...il convento.
La proposta di suddividere i piani di studio in tre parti (nazionale, extrascuola
e familiare) frammenta il processo formativo e ne compromette I'unitarietà,
riproduce le gerarchia fra le discipline, relegando i linguaggi non verbali
ad un ruolo secondario, rende impossibile il lavoro collettivo dei docenti,
divisi tra chi lavora nella classe e chi sulla rete di scuole diverse.
- MENO scelta per le famiglie e i docenti: abolito il tempo pieno nella scuola
elementare, e il tempo prolungato nella scuola media nonostante
una famiglia su 4 abbia scelto quest'anno il tempo pieno e siano 573 mila
gli alunni che lo frequentano. Le 25 ore diventano il modello orario unico
per tutti; chi vorrà potrà avere un doposcuola (come 30 anni fa!) completamente
slegato dal curricolo: Il tempo pieno rappresenta la risposta qualificata
alle esigenze sociali ed educative della società moderna. Il governo Berlusconi
vuole abolire questo modello di scuola (lasciando campo libero all'assalto
del privato) : altro che libertà di scelta!!!+
- MENO rispetto dello sviluppo del bambino:
a. l'ingresso alla scuola d'infanzia è anticipato a 2 anni
e mezzo; ciò non corrisponde alle esigenze educative e assistenziali specifiche
dei bambini di questa età che necessitano di strutture e spazi adeguati
e di un rapporto insegnante-alunni non certamente di 1 a 28 (all'asilo
nido il rapporto è di 1 a 7). Si continua a non riconoscere il ruolo formativo
di base della scuola dell'infanzia e, ancora una volta, viene impedita
la sua generalizzazione e obbligatorietà dell'ultimo anno
b. l'anticipo a 5 anni e mezzo della scuola elementare non
rispetta lo sviluppo emotivo-affettivo-relazionale della maggior parte
dei bambini il cui apprendimento, in questa fascia d'età, avviene attraverso
attività ludico-esperienziali che si svolgono essenzialmente nella scuola d'Infanzia;
per non parlare del fatto che nelle prime classi la differenza d'età fra un
alunno e l'altro arriverebbe fino a 16 mesi, un disagio che farebbe aumentare
insuccessi ed emarginazione scolastica.
- MENO
personale, MENO professionalità, PIU' gerarchia. Con il taglio di un anno agli Istituti tecnici e professionali, la
riduzione delle ore di lezione in tutti gli ordini di scuola, la cancellazione
del tempo pieno e del tempo prolungato nella scuola elementare, gli organici
(insegnanti e personale ATA),subiranno una drastica riduzione, con la perdita
di decine di migliaia di posti di lavoro.
a. Personale ATA- le pulizie verranno affidate
a ditte esterne, in tal modo il personale ausiliario interno verrà drasticamente
ridotto, compromettendo l'assistenza educativa, la vigilanza e la sicurezza.
b. Personale docente- si creeranno due organici:
quello di Istituto, per il curricolo nazionale; quello di rete, per I'extra-scuola
la cui utenza è variabile. Si sviliscono così l'autonomia didattica e organizzativa
di ogni scuola e le professionalità di chi ci lavora.
- Inoltre,
nella fase di elaborazione della riforma, ne’ i lavoratori della scuola
ne’ i sindacati sono stati consultati.
FERMIAMO LA CONTRORIFORMA DELLA
MORATTI!
DIFENDIAMO LA SCUOLA PUBBLICA, PER UNA VERA RIFORMA CHE
GARANTISCA IL DIRITTO ALL 'ISTRUZIONE PER TUTTI!
DIFENDIAMO LA DEMOCRAZIA
FACCIAMO QUALCOSA FINCHÉ SIAMO
IN TEMPO: PARTECIPIAMO UNITI ALLE LOTTE DI QUESTE SETTIMANE
Coordinamento scuole pubbliche Ancona
Difendiamo il diritto di tutti alla cultura e alla formazione
per star bene a
scuola senza anticipazionismi e discriminazioni
Difendiamo la Costituzione e la Democrazia
NON
E' QUESTA LA SCUOLA CHE VOGLIAMO
DOMENICA
7 APRILE
alle
ore 10,30
insegnanti, bambini, genitori e tutti coloro che vogliono
partecipare si daranno appuntamento in Piazza Cavour
per formare insieme un
GIRO
GIROTONDO
Per
una scuola pubblica che garantisca a tutti
pari opportunità
Coordinamento scuole pubbliche
Ancona
Le lavoratrici e i lavoratori dell'ISTITUTO COMPRENSIVO GRAZIE –
TAVERNELLE DI ANCONA, riuniti in assemblea sindacale pomeridiana il giorno 8
febbraio 2002 per discutere la legge delega sulla “controriforma”della
Scuola sull’accordo governo sindacati del 5 febbraio2002, dichiarano quanto
segue:
- LEGGE DELEGA MORATTI:
- NO all'ingresso anticipato nella
Scuola dell'Infanzia a 2 anni e mezzo, in quanto ciò non corrisponde
alle esigenze educative ed assistenziali specifiche dei bambini di questa
età, che necessitano di strutture e spazi adeguati e di un rapporto insegnante-alunni
che non sia di 1 a 28 (già fin troppo elevato anche per i più grandi!),
quando all'Asilo Nido esso è giustamente di 1 a 7. La Scuola dell'Infanzia,
da ambiente educativo che promuove lo sviluppo delle opportunità formative
si trasformerebbe in una giustapposizione di scolasticismo e assistenzialismo
(a questo punto ci si domanda:a cosa serviranno gli Orientamenti del ‘90?)
- NO all'anticipo a 5 anni e mezzo
alla Scuola Elementare, poiché non rispetta lo
sviluppo emotivo-affettivo-relazionale della maggior parte dei bambini il
cui apprendimento, in questa fascia d'età, avviene attraverso attività
ludico-esperienziali che si svolgono essenzialmente nella scuola d'Infanzia;
per non parlare del fatto che nelle prime classi la differenza d'età fra
un alunno e l'altro arriverebbe fino a 16 mesi, un disagio che farebbe aumentare
insuccessi ed emarginazione scolastica.
- NO alla soppressione del Tempo Pieno
e del sistema modulare nella Scuola Elementare e del Tempo prolungato nella
scuola Media nonostante una famiglia su 4 abbia scelto quest'anno il
tempo pieno e siano 573 mila gli alunni che lo frequentano. Le 25 ore diventano
il modello orario unico per tutti; chi vorrà potrà avere un doposcuola (come
30 anni fa!) completamente slegato dal curricolo (pagato da chi???). Il
tempo pieno rappresenta la risposta qualificata alle esigenze sociali ed
educative della società moderna. Il governo Berlusconi vuole abolire questo
modello di scuola (lasciando campo libero all'assalto del privato)
altro che libertà di scelta!!!
- NO alla riduzione delle ore di lezione
25 le ore settimanali obbligatorie da fare a scuola,
per le materie di base, dalle elementari alle superiori; un taglio che va
dalle 5 alle 15 ore la settimana! Altre 300 ore annuali saranno garantite
dalle famiglie e dal mercato (lingue straniere, educazione fisica, musica...).
Chi avrà soldi potrà scegliere percorsi di eccellenza, gli altri si dovranno
accontentare di quel che passa...il convento. La proposta di suddividere
i piani di studio in tre parti (nazionale, extrascuola e familiare) frammenta
il processo formativo e ne compromette I'unitarietà, riproduce le gerarchie
fra le discipline, relegando i linguaggi non verbali ad un ruolo secondario,
rende impossibile il lavoro collettivo dei docenti, divisi tra chi lavora
nella classe e chi sulla rete di scuole diverse.
- NO all'abbassamento del percorso
scolastico comune che viene ridotto di
un anno: a 14 anni avviene la scelta tra il canale dell'istruzione liceale
e quello della formazione professionale, differenziati nettamente anche
nella durata degli studi. L'assenza di un biennio orientativo nella scuola
secondaria superiore rende sostanzialmente separati i percorsi ed astratte
le possibilità di passaggio da un canale all'altro. L 'apprendimento attraverso
l'operatività, l'attività pratica, il rapporto con il lavoro è relegato
al settore della formazione, riproponendo la separazione gerarchica e la
inconciliabilità tra "sapere" e "fare".
Si vuole creare
una distinzione in cittadini di serie A e di serie B, negando
il diritto, soprattutto a chi ha meno opportunità, alla cultura e alla
formazione di una coscienza critica e non omologata...
- NO all'affidamento del 15% dell’orario
complessivo settimanale ai contratti d'opera. Esiste già personale qualificato
e specializzato all'interno della scuola!
- NO alla riduzione dei posti di lavoro
conseguente alla soppressione della modularità, del tempo pieno, del
tempo prolungato e dell’utilizzo dei contratti d’opera.
- la controriforma Moratti è un pesante
attacco alla scuola pubblica, l'unica che possa garantire ai giovani,
indipendentemente dall'estrazione sociale, l'acquisizione del sapere e delle
competenze indispensabili per esercitare un ruolo attivo, in quanto cittadini,
in una società democratica.
- ACCORDO GOVERNO - SINDACATI DEL 4/5 FEBBRAIO
2002
Ø
Riteniamo che gli stanziamenti previsti rimangano molto distanti
dall'obiettivo di portare lo stipendio adeguato a quello europeo
Ø
Riteniamo che l'attribuzione e differenziazione degli incrementi
retributivi destinata al merito non sia attuabile in quanto la valutazione del
lavoro docente non è quantificabile poiché la scuola non è un’azienda!