LETTERA APERTA DEI DISOBBEDINETI DELLE MARCHE
Alla società civile che ha detto irrimediabilmente no alla guerra senza se e senza ma ; A tutti quelli che il 15 febbraio stanno andando/sono stati a Roma; A chi voleva esserci ma è rimasto a casa; Ai militanti di partiti politici, associazioni e movimenti ; Ai Comitati per la pace; A quelli che hanno scelto e sceglieranno le piazze e i luoghi pubblici per manifestare il proprio dissenso alla guerra; A tutte quelle bandiere che sventolano dai balconi delle città .

Lettera aperta del Movimento delle/dei Disobbedienti
CONTRO LA GUERRA, LIBERTA' DI MOVIMENTO

"Ogni guerra è un crimine contro l'umanità". Il novecento ne ha viste e subite molte, come molte sono state le forme di resistenza con cui i movimenti hanno continuato a dare spazio ed a tenere viva la parola umanità. Una parola che oggi qualcuno vorrebbe vedere sepolta da quella che non è più una semplice macchina di distruzione, ma un vero e proprio apparato di governo e di controllo di ogni aspetto della nostre vite e della nostra società: quel meccanismo perverso che abbiamo chiamato "Guerra Globale Permanente". Una guerra non più mascherata, che vorrebbe insinuarsi in ogni singola nicchia della società; eppure, una guerra che mai come oggi trova un'opposizione sempre più forte e condivisa, un'opposizione che si nutre dei corpi e dei cervelli di una moltitudine sempre più ampia e diffusa in tutto il globo, un'opposizione che vuole trovare la sua forza ed il suo agire nella cooperazione sociale e nella più assoluta libertà di movimento.

OPPOSIZIONE ALLA GUERRA COME COOPERAZIONE SOCIALE

Pensare l'opposizione alla guerra come cooperazione sociale non è uno slogan, ma una scelta di campo, una scommessa autentica sulla possibilità di una resistenza capillare, che non giri a vuoto nei meandri del ceto politico e che non perda tempo prezioso nel tentativo di rimanere in piedi sopra una fune che collega pali piantati nel deserto. Pensare l'opposizione alla guerra come cooperazione sociale significa, per noi, immaginare luoghi capaci di connettere direttamente non solo le rappresentanze politiche e/o associative di quella parte della società civile che è contro la guerra, ma anche, e soprattutto, le singole figure sociali, con le loro specificità, nel tentativo di costruire un'opposizione alla guerra che non sia un 'impegno separato dal ruolo che ognuno di noi riveste all'interno dell'organizzazione economica e lavorativa, ma che sia, invece, un ripensamento del ruolo, il suo rovesciamento, anche se parziale, dalla dimensione della funzionalità a quella del conflitto. Opposizione come cooperazione sociale contro significa, per noi, sperimentare la costruzione di reticolati fatti di scuole, negozi, luoghi di lavoro, locali, strutture pubbliche da cui la guerra è bandita, mentre l'opposizione ad essa viene accolta e rilanciata: una sperimentazione oggi resa possibile dall'enorme diffusione della resistenza alla guerra e dal desiderio comune di non essere solo movimento d'opinione, ma moltitudine decisa a fermare materialmente la macchina della guerra. Ma perché la cooperazione sociale possa essere protagonista dell'opposizione alla guerra occorre anche avere la capacità di coglierne le caratteristiche fondamentali per assumerle come modalità del nostro agire politico. La cooperazione sociale è, per sua natura, multiforme e multiarticolata, si alimenta di risorse diversificate, si compone scompone e ricompone a seconda delle necessità e delle interazioni: la cooperazione sociale è, tendenzialmente, creativa. Anzi, è proprio la sua creatività che costituisce un elemento fondamentale del plus-valore che quotidianamente il neo-liberismo espropria alla cooperazione sociale, piegandolo ai propri obiettivi di sfruttamento e di devastazione. Se vogliamo che la cooperazione sociale sia protagonista nell'opposizione alla guerra, occorre assumere le sue caratteristiche e non svilirle, occorre assumerne la creatività e non soffocarla nelle conturbazioni dialettiche del ceto politico, occorre rendersi consapevoli che non esiste altra egemonia che valga la pena di perseguire se non quella dell'assoluta necessità di un'opposizione reale alla guerra, capace di entrare nelle articolazioni della nostra quotidianità per sperimentare le prime forme di resistenza globale alla guerra permanente. In poche parole, se vogliamo che la cooperazione sociale sia il motore della nostra opposizione alla guerra occorre riconoscerle LIBERTA' DI MOVIMENTO.

CONTRO LA GUERRA LIBERTA' DI MOVIMENTO

Libertà di movimento contro la guerra per noi significa essenzialmente tre cose:
1) La necessità di un luogo dove le molteplici forme di opposizione alla guerra possano riconnettersi non secondo uno schema precostituito e vincolante, ma secondo la loro libera autodeterminazione. In questo momento crediamo sia prioritario costruire uno spazio che non sia concepito come il luogo in cui dare un ordine comune (coordinare) a tutto ciò che si muove contro la guerra, ma piuttosto come un sito aperto dove i singoli elementi interagiscono e si combinano tra loro secondo quella che nella chimica chiameremmo la loro autonoma capacità di legame. Quella che vorremmo sperimentare è la possibilità di trovare l'unitarietà dell'agire non nella stabilità del vincolo che lega i singoli elementi ma nella continuità dello spazio comunicativo che accoglie al suo interno il loro libero movimento;
2) L'impossibilità di configurare la norma, come il limite invalicabile al nostro agire contro la guerra. La guerra globale permanente ha ridotto a frammenti inservibili la legalità novecentesca, sia sotto il profilo strettamente operativo, che sotto il profilo culturale e giuridico. Nello spazio globale, dove gli equilibri internazionali si definiscono esclusivamente sulla base della potenza economica, politica e militare messa in campo, non c'è più spazio né per le regolamentazioni pattizie del ventesimo secolo né per quelle norme che, secondo l'epopea del pensiero occidentale, avrebbero dovuto garantire la democrazia internazionale. Anche all'interno dei singoli spazi nazionali, e l'Italia ne è un esempio d'avanguardia, la legge perde progressivamente ogni caratteristica di strumento di mediazione sociale per affermarsi come puro strumento di dominio: la legittimazione della norma non viene più perseguita attraverso le complesse forme della dialettica con le dinamiche sociali, ma con il controllo dell'informazione e dei mezzi di comunicazione. All'interno di un simile contesto crediamo, più che mai, che i confini del nostro agire non possano essere stabiliti dalla legge del dominio, ma esclusivamente dalla stessa potenza dei movimenti: dove la potenza dei movimenti può infrangere la norma che difende lo sterminio e sacrifica l'umanità, la norma va infranta.
3) Libertà di movimento, infine, come consapevolezza dell'impossibilità di liberarsi dalla guerra globale e permanente se non attraverso i percorsi che i movimenti del ventunesimo secolo hanno iniziato a tracciare in ogni parte del globo. Ma quale potrebbe essere il luogo capace di coniugare da un lato la libertà di movimento e dall'altro il senso di un agire comune, da un lato le mille forme della cooperazione sociale e dall'altro la necessità di noi tutti di sentirci parte di una stessa storia dove ribellione, dissenso, solidarietà e conflitto si intrecciano nel tentativo di inceppare gli ingranaggi della guerra globale?

UN'IDEA: L'AGENZIA DI COMUNICAZIONE CONTRO LA GUERRA.

Questa nostra lettera, forse è giusto che termini con una NON-CONCLUSIONE, perché il problema di come riconnettere un'opposizione alla guerra generalizzata e rizomatica merita una riflessione che va ben oltre noi stessi. Però, un'idea ha iniziato a "vagare" nelle nostre menti: potrebbe UN'AGENZIA DI COMUNICAZIONE CONTRO LA GUERRA essere il luogo che stiamo cercando? Uno spazio organizzato della comunicazione, potrebbe essere quel luogo che produce unitarietà senza togliere libertà di movimento? Noi crediamo che questa sia un'ipotesi possibile, tantopiù se consideriamo che le forme della comunicazione sono, a loro volta, molteplici e che non si comunica solamente con le parole, scritte o pronunciate, ma anche con le azioni. In ogni caso, la nostra è solo un'ipotesi, a cui noi crediamo, ma pur sempre un'ipotesi su cui vorremmo aprire un confronto reale, a 360 gradi, che possa comprendere tutti i SE e tutti i MA di una discussione autentica sul che fare, ma che, nel contempo guardi in avanti, verso un orizzonte che sappiamo raggiungibile non perché qualcuno ci indica una strada maestra, ma perché abbiamo il coraggio di avventurarci nei mille sentieri tracciati dalla moltitudine che sceglie la ribellione.

Marche, Europa, Pianeta Terra Febbraio 2003, secondo anno della Guerra Globale Permanente

Per contatti: umanitacontroguerra@libero.it