Discorso del presidente Luiz Inácio Lula da Silva
nella sessione di insediamento nel Congresso Nazionale
1 gennaio 2003

[…] "Cambiamento"; questa è la parola chiave, questa è stato il grande messaggio della società brasiliana nelle elezioni di ottobre. La speranza finalmente ha vinto la paura e la società brasiliana ha deciso che era giunto il tempo di percorrere nuovi cammini. Di fronte all'esaurimento di un modello che, invece di produrre crescita, ha generato stagnazione, disoccupazione e fame; davanti al fallimento di una cultura dell'individualismo, dell'egoismo, dell'indifferenza verso il prossimo, delle disintegrazione delle famiglie e delle comunità. In presenza di minacce alla sovranità nazionale, della precarietà asservita della sicurezza pubblica, della mancanza di rispetto nei confronti delle persone più anziane e dello scoraggiamento dei più giovani; davanti alla stagnazione economica, sociale e morale del Paese, la società brasiliana ha scelto di cambiare e ha cominciato, essa stessa, a promuovere il cambiamento necessario. E' stato per questo che il popolo brasiliano mi ha eletto Presidente della Repubblica: per cambiare. Questo è stato il significato di ciascun voto dato a me e al mio bravo collega José Alencar. E io sto qui, in questo giorno sognato da tante generazioni di persone impegnate che hanno vissuto prima di noi, per riaffermare i miei impegni più profondi e essenziali, per ripetere a tutti i cittadini e a tutte le cittadine del mio Paese il significato di ciascuna parola detta nel corso della campagna elettorale, per imprimere al cambiamento un carattere di intensità pratica, per dire che è arrivata l'ora di trasformare il Brasile in quella nazione che la gente ha sempre sognato: una nazione sovrana, degna, cosciente della propria importanza sulla scena mondiale e, nello stesso tempo, capace di difendere, di accogliere e trattare con giustizia tutti i suoi figli. Abbiamo iniziato a, si. Cambiare con coraggio e prudenza, umiltà e audacia, cambiare avendo coscienza che il cambiamento è un processo graduale e continuo, non un semplice atto di volontà, non un incanto della volontà. Cambiamento per mezzo del dialogo e della negoziazione, senza confusione e fretta, perché il risultato sia significativo e duraturo. Il Brasile è un Paese immenso, un continente di alta complessità umana, ecologica e sociale, con quasi 175 milioni di abitanti. Non possiamo lasciarlo andare alla deriva, al capriccio dei venti, carente di un vero progetto di sviluppo nazionale e di una programmazione strategica. Se vogliamo trasformarlo, per poter vivere in una Nazione in cui tutti possano andare a testa alta, dobbiamo esercitare quotidianamente due virtù: la pazienza e la perseveranza. Dobbiamo mantenere sotto controllo le nostre molte e legittime ansietà sociali, perché queste possano essere prese in considerazione ad un ritmo adeguato e al momento giusto; dobbiamo muoverci con gli occhi aperti e camminare con passi ponderati, precisi e robusti, per il semplice motivo che nessuno può cogliere i frutti prima di piantare gli alberi. Ma abbiamo cominciato già a cambiare, così come dice la saggezza popolare, una lunga marcia comincia con i primi passi. Questo è un Paese straordinario. Dalla Amazzonia al Rio Grande del Sud, fra le popolazioni delle coste, del sertao e quelle che vivono lungo le rive dei fiumi, quello che io vedo in ogni luogo è un popolo maturo, forte e ottimista. Un popolo che non smette mai di essere nuovo e giovane, un popolo che conosce cosa sia la sofferenza, ma che sa anche cosa sia l'allegria, che ha fiducia in se stesso, nelle sue forze. Credo in un futuro grandioso per il Brasile, perché la nostra allegria è maggiore delle nostre pene, la nostra forza è maggiore della nostra miseria, la nostra speranza è maggiore dei nostri timori. Il popolo brasiliano, sia nella sua storia più antica, come in quella più recente, ha dato prove incontestabili della sua grandezza e della sua generosità, prove della sua capacità di mobilitare le energie nazionali in grandi momenti civili; e io desidero, prima di qualsiasi altra cosa, convocare il mio popolo per una grande forma di cooperazione civile, di reciproco aiuto contro la fame. In un paese che conta su tante terre fertili e su tante persone che vogliono lavorare, non ci dovrebbe essere nessuna ragione perché si debba parlare di fame. Tuttavia, milioni di brasiliani, nelle campagne e nelle città, nelle aree rurali più abbandonate e nelle periferie urbane, stanno, in questo momento, senza avere nulla da mangiare. Sopravvivono miracolosamente al di sotto della linea di povertà, quando non muoiono di miseria, mendicando un pezzo di pane. Questa è una storia antica. Il Brasile ha conosciuto la ricchezza della produzione dello zucchero nei primi tempi coloniali, ma non ha vinto la fame; ha proclamato l'indipendenza nazionale e ha abolito la schiavitù, ma non ha vinto la fame; ha conosciuto la ricchezza dei giacimenti d'oro, in Minas Gerais, e della produzione del caffè, nella valle del Paraiba, ma non ha vinto la fame; ha avuto un processo di industrializzazione e ha formato un notevole e diversificato parco produttivo, ma non ha vinto la fame. Questo non può continuare così. Fintanto che ci sarà un fratello brasiliano o una sorella brasiliana che soffrono la fame, avremo un motivo in più per coprirci di vergogna. Per questo, ho definito fra le priorità del mio Governo un programma di sicurezza alimentare denominato "Fame Zero". Come ho detto nel mio primo discorso dopo l'elezione, se, alla fine del mio mandato, tutti i brasiliani potranno avere la possibilità di fare colazione la mattina, pranzare e cenare, io avrò compiuto la missione della mia vita. E' per questo che oggi proclamo: Finiamo con la fame nel nostro Paese. Dobbiamo trasformare la fine della fame in una grande causa nazionale, come sono state nel passato la creazione della PETROBRAS e la memorabile lotta per la ridemocratizzazione del Paese. Questa è una causa che può e deve appartenere a tutti, senza distinzione di classe, partito politico, ideologia. Di fronte al lamento di chi patisce il flagello della fame, deve prevalere l'imperativo etico di sommare le forze, le capacità e gli strumenti per difendere ciò che è più sacro: la dignità umana. Per questo sarà anche imprescindibile fare una riforma agraria pacifica, organizzata e programmata. Così garantiremo l'accesso alla terra per quanti vogliono lavorarla, non solo per una questione di giustizia sociale, ma perché le campagne del Brasile producano di più e offrano più alimenti per la tavola di tutti noi, portino grano, soia, farina, frutta, i nostri fagioli con il riso. Perché l'uomo dei campi recuperi la sua dignità sapendo che, al suo alzarsi in piedi con il levarsi del sole, ogni movimento della sua zappa o del suo trattore contribuirà al benessere dei brasiliani delle campagne e delle città, incrementeremo anche l'agricoltura familiare, il movimento cooperativo, le forme di economia solidale. Queste sono perfettamente compatibili con il nostro vigoroso sostegno all'allevamento del bestiame e all'imprese agricole, all'agroindustria e al commercio agricolo, sono, veramente, complementari tanto nella dimensione economica quanto in quella sociale. Dobbiamo inorgoglirci di tutti questi beni che produciamo e commercializziamo. La riforma agraria sarà fatta in terre incolte, nei milioni di ettari oggi disponibili per l'arrivo di famiglie e sementi, che produrranno rigogliose con linee di credito e assistenza tecnica e scientifica. Faremo questo senza toccare in alcun modo le terre che producono, perché le terre produttive si giustificano per se stesse e saranno stimolate a produrre sempre più, a esempio della gigantesca montagna di chicchi di grano che raccogliamo ogni anno. Oggi, tante e tante aree del Paese sono debitamente occupate, le piantagioni si estendono a perdita d'occhio, ci sono regioni in cui raggiungiamo una produttività maggiore di quella che c'è in Australia o negli Stati Uniti. Dobbiamo usare con molta responsabilità questo immenso patrimonio produttivo brasiliano. Per altro verso, è assolutamente necessario che il Paese torni a crescere, generando occupazione e distribuendo reddito. Desidero riaffermare qui il mio patto con la produzione, con i brasiliani e le brasiliane che vogliono lavorare e vivere degnamente con i frutti del loro lavoro. Ho detto e ripeto: creare posti di lavoro, occupazione, sarà la mia ossesione. Vogliamo dare un enfasi speciale al Progetto Primo Impiego, rivolto a creare opportunità per i giovani che oggi trovano enormi difficoltà ad inserirsi nel mercato del lavoro. In questo senso, lavoreremo per superare le nostre attuali vulnerabilità e creare condizioni macroeconomiche favorevoli alla ripresa della crescita sostenuta per la quale la stabilità e la gestione responsabile delle finanze pubbliche sono valori essenziali. Per procedere in questa direzione, al di là di combattere implacabilmente l'inflazione, avremo bisogno di esportare di più, aggiungendo valore ai nostri prodotti e operando, con forza e creatività, nei terreni internazionali del commercio globalizzato. Analogamente è necessario incrementare, e molto, il mercato interno, rafforzando le piccole e piccolissime imprese. E' necessario anche investire in capacità tecnologica e infrastrutturale rivolta verso la fluidificazione della produzione. Per riposizionare il Brasile nel percorso di crescita, che produca i posti di lavoro così necessari, abbiamo bisogno di un vero e proprio patto sociale per il cambiamento e di un'alleanza che unisca obiettivamente il lavoro e il capitale produttivo, generatori della ricchezza fondamentale della Nazione, in modo che il Brasile superi la stagnazione attuale e perché il Paese torni a navigare nel mare aperto dello sviluppo economico e sociale. Il patto sociale sarà ugualmente decisivo per far procedere le riforme che la società brasiliana reclama e che io mi sono impegnato a fare: la riforma della Previdenza, la riforma tributaria, la riforma politica e della legislazione del lavoro, oltre la riforma agraria stessa. Questo insieme di riforme darà la spinta necessaria per un nuovo ciclo di sviluppo nazionale. Strumento fondamentale di questo patto per il cambiamento sarà il Consiglio Nazionale di Sviluppo Economico e Sociale che intendo realizzare a partire già da gennaio, riunendo impresari, lavoratori e leader dei diversi segmenti della società civile. Siamo in un momento particolarmente propizio per questo. Un momento raro della vita di un popolo. Un momento in cui il Presidente della Repubblica ha con sé, al suo lato, la volontà nazionale. L'imprenditoria, i partiti politici, le Forze Armate e i lavoratori sono uniti. Gli uomini, le donne, gli anziani, i giovani, sono affratellati da uno stesso proposito volto a contribuire perché il Paese realizzi il suo destino storico di prosperità e giustizia. Oltre il sostegno della grandissima maggioranza delle organizzazioni e dei movimenti sociali, contiamo anche sull'adesione entusiasta di milioni di brasiliani e brasiliane che vogliono partecipare a questa crociata per la ripresa della crescita contro la fame, la disoccupazione e la disuguaglianza sociale. Si tratta di una forza poderosa di solidarietà che è stata risvegliata dalla nostra campagna elettorale e che non possiamo e non vogliamo disperdere. Un'energia etico-politica straordinaria che noi impegneremo perché trovi canali di espressione nel nostro Governo. Per tutto questo credo pienamente nel patto sociale. Con questo stesso spirito ho formato il mio Ministero con alcuni dei migliori leader di ciascun segmento economico e sociale brasiliano. Lavoreremo in equipe, senza personalismi, per il bene del Brasile ed adotteremo un nuovo stile di Governo con assoluta trasparenza e permanente stimolo alla partecipazione popolare. La lotta alla corruzione e la difesa dell'etica nel trattamento della cosa pubblica saranno obiettivi centrali e permanenti del mio Governo. E' necessario fronteggiare con determinazione e sconfiggere la vera cultura dell'impunità che è prevalente in certi settori della vita pubblica. Non permetteremo che la corruzione, la sottrazione e lo sciupio continuino, privando la popolazione di risorse che sono sue e che potrebbero essere di aiuto nella sua dura lotta per la sopravvivenza. Essere onesto è più che solo non rubare e non lasciar rubare. E' anche impiegare con efficienza e trasparenza, senza scialacquii, le risorse pubbliche rivolte a risultati sociali concreti. Sono convinto che noi abbiamo, così, un'occasione unica per superare i principali ostacoli allo sviluppo sostenibile del Paese. E credetemi, non intendo vanificare questa opportunità conquistata con la lotta di molti milioni di brasiliani e brasiliane. Sotto la mia presidenza il Potere Esecutivo manterrà una relazione costruttiva e fraterna con gli altri Poteri della Repubblica, rispettando in modo esemplare la loro indipendenza e l'esercizio delle loro alte funzioni costituzionali. Io, che ho avuto l'onore di essere parlamentare, spero di contare sul contributo del Congresso Nazionale in un dibattito assennato e nell'avvio delle riforme strutturali di cui il Paese esige da tutti noi. Nel mio Governo, il Brasile sarà al centro di tutte le attenzioni. Il Brasile ha bisogno di fare in tutti i campi un'immersione al suo interno, in modo da creare forze che gli consentano di ampliare il suo orizzonte. Fare questa immersione non significa chiudere le porte e le finestre al mondo. Il Brasile può e deve avere un progetto di sviluppo che sia allo stesso tempo nazionale e universale, significa, semplicemente, acquisire fiducia in noi stessi, nella capacità di fissare obiettivi di corto, medio e lungo periodo e di cercare di realizzarli. Il punto principale dl modello verso il quale intendiamo incamminarci è rappresentato dall'ampliamento del risparmio interno e della nostra capacità di investimento, così come il Brasile ha bisogno di valorizzare il suo capitale umano investendo in conoscenza e tecnologia. Soprattutto andiamo a produrre. La ricchezza che conta è quella prodotta dalle nostre stesse mani, dalle nostre macchine, dalla nostra intelligenza e dal nostro sudore. Il Brasile è grande. Nonostante tutte le crudeltà e le discriminazioni, specialmente contro le comunità indigene e negre, e tutte le diseguaglianze e le pene che non dobbiamo mai dimenticare, il popolo brasiliano ha realizzato un'opera di resistenza e costruzione nazionale ammirevole. Ha costruito, nel corso del secolo, una nazione plurale, diversificata, anche contraddittoria, ma che si comprende da un punto all'altro del paese. Dalle magie dell'Amazzonia agli orixas della Bahia; dal frevo pernabucano alle scuole di samba di Rio de Janeiro; dai tamburi del Maranhão al barocco del Minas Gerais; dall'architettura di Brasilia alla musica del sertao. Estendendo l'arco della sua molteplicità nelle culture di São Paulo, del Paranà, della Santa Catarina, del Rio Grande del Sud e della Regione Centro-Est. Questa è una nazione che parla la stessa lingua, condivide gli stessi valori fondamentali, si sente che è brasiliana. Dove il meticciamento e il sincretismo si sono imposti dando un contributo originale al mondo. Dove ebrei e arabi conversano senza paure, dove tutta la migrazione è la benvenuta, perché sappiamo che in poco tempo, per la nostra capacità di assimilazione e benevolenza, ogni migrante si trasforma in un brasiliano in più. Questa Nazione che si è formata sotto il cielo tropicale ha molto da dire per quello che vedo; internamente, facendo giustizia alla lotta per la sopravvivenza in cui i suoi figli si ritengono impegnati; esternamente affermando la sua presenza sovrana e creativa nel mondo. La nostra politica estera rifletterà anche le ansie di cambiamento che si esprimono nelle strade. Nel mio Governo, l'azione diplomatica del Brasile sarà orientata in una prospettiva umanista e sarà, prima di tutto, uno strumento dello sviluppo nazionale. Per mezzo del commercio estero, dalla capacità derivata da tecnologie avanzate, e dalla ricerca di investimenti produttivi, le relazioni estere del Brasile dovranno contribuire al miglioramento delle condizioni di vita delle donne e degli uomini brasiliane, elevando i livelli di reddito e producendo occupazioni dignitose. Le trattative commerciali sono oggi di importanza vitale. Sia in relazione all'ALCA, agli accordi fra MERCOSUL e Unione Europea, che all'Organizzazione Mondiale del Commercio, il Brasile combatterà il protezionismo, lotterà per la sua eliminazione e tratterà per ottenere regole più giuste e adeguate alla nostra condizione di Paese in sviluppo. Cercheremo di eliminare gli scandalosi sussidi in agricoltura dei paesi sviluppati che pregiudicano i nostri produttori privandoli dei loro vantaggi comparativi. Con altrettanto impegno, ci sforzeremo per rimuovere gli ingiustificati ostacoli alle esportazioni dei prodotti industriali. Essenziale in tutte queste sedi istituzionali è preservare gli spazi di flessibilità per le nostre politiche di sviluppo nei settori sociali e regionali, ambientali, agricoli, industriali e tecnologici. Non perderemo di vista che l'essere umano è il destinatario ultimo del risultato di queste trattative. Poco varrà partecipare a uno sforzo così ampio e su tanti fronti se da questo non verranno benefici diretti per il nostro popolo. Staremo attenti anche perché queste trattative, che al giorno d'oggi vanno molto oltre delle semplici riduzioni tariffarie e inglobano un ampio spettro di norme, non creino restrizioni inaccettabili al diritto sovrano del popolo brasiliano di decidere sul suo modello di sviluppo. La grande priorità di politica estera durante il mio Governo sarà la costruzione di un'America del Sud politicamente stabile, prospera e unita, fondata sull'idee di democrazia e di giustizia sociale. Per questo è essenziale un'azione decisa di rivitalizzazione del MERCOSUL, indebolito per le crisi di ciascuno dei suoi membri e per la visioni, molte volte, strette e egoiste del significato di integrazione. Il MERCOSUL, così come l'integrazione dell'America del Sud nel suo insieme, è soprattutto un progetto politico. Ma questo progetto posa su fondamenta economico-sociali che hanno bisogno urgente di essere riparate e rafforzate. Porremo attenzione anche alle dimensioni sociali, culturali e scientifico-tecnologiche del processo di integrazione. Promuoveremo azioni congiunte e incoraggeremo un vivace intercambio intellettuale e artistico fra i paesi sudamericani. Appoggeremo gli assetti istituzionali necessari, perché possa fiorire una vera identità del MERCOSUL e dell'America del Sud. Vari dei nostri vicini vivono oggi situazioni difficili. Contribuiremo, dato che chiamati e nella misura delle nostre possibilità, per cercare soluzioni pacifiche per queste crisi, fondate sul dialogo, nelle regole democratiche e nelle norme costituzionali di ciascun paese. Lo stesso impegno di cooperazione concreta e di dialogo sostanziale lo avremo con tutti i paesi dell'America Latina. Cercheremo di avere con gli Stati Uniti d'America un rapporto collaborativo maturo, fondato sull'interesse reciproco e nel mutuo rispetto. Avremo cura di rafforzare l'accordo e la cooperazione con l'Unione Europea e i suoi Stati membri, così come con altri importanti paesi sviluppati, come per esempio il Giappone. Approfondiremo le relazioni con grandi nazioni in sviluppo: la Cina, l'India, la Russia, il Sud Africa, fra le altre. Riaffermiamo i legami profondi che ci uniscono a tutto il continente africano e la nostra disponibilità a contribuire attivamente perché sviluppi le sue enormi potenzialità. Siamo intenzionati non solo a sfruttare i benefici potenziali di un maggior interscambio economico e di una presenza maggiore del Brasile nei mercati internazionali, ma anche a stimolare gli incipienti elementi di multipolarità della vita internazionale contemporanea. La democratizzazione delle relazioni internazionali senza egemonie di qualsiasi specie è tanto importante per il futuro dell'umanità quanto il consolidamento e lo sviluppo della democrazia all'interno di ciascuno Stato. Vogliamo valorizzare le organizzazioni multilaterali, specialmente l'ONU, a cui compete la primazia nella preservazione della pace e della sicurezza internazionale. Le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza debbono essere fedelmente attuate. Crisi internazionali come quella del Medio Oriente devono essere risolte attraverso mezzi pacifici e attraverso forme negoziate. Difenderemo un Consiglio di Sicurezza riformato, rappresentativo della realtà contemporanea con paesi sviluppati e in via di sviluppo delle diverse regioni del mondo fra i suoi membri permanenti. Affronteremo le sfide del tempo attuale come quella del terrorismo e quella del crimine organizzato, avvalendoci della cooperazione internazionale, basandoci sui principi del multilateralismo e del diritto internazionale. Sosterremo tutti gli sforzi perché l'ONU e le sue agenzie diventino sempre più strumenti agili e efficaci di promozione dello sviluppo sociale ed economico di lotta alla povertà, alle disuguaglianze e a tutte le forme di discriminazione, di difesa dei diritti umani e di preservazione dell'ambiente. Sì, abbiamo un messaggio da dare al mondo: collocheremo il nostro progetto nazionale democraticamente in dialogo aperto, come la maggioranza delle nazioni del pianeta, perché noi siamo il nuovo, siamo la novità di una civilizzazione che si è disegnata senza timore, perché è stata delineata nel corpo, nell'anima e nel cuore del popolo, molte volte, in assenza colpevole delle elites, delle istituzioni e perfino dello stesso Stato. E' verità che il deterioramento dei legami sociali nel Brasile nelle ultime due decadi passate di politica economica che non ha favorito lo sviluppo, ha portato una minacciosa nube al livello di tolleranza della cultura nazionale. Crimini ripugnanti, massacri e linciaggi hanno reso corrusco il paese e hanno reso la quotidianità, soprattutto nelle grandi città, un'esperienza prossima alla guerra di tutti contro tutti. Per questo, inizio questo mandato con la ferma decisione di collocare il Governo Federale in stretta collaborazione con gli Stati a servizio di una politica delle sicurezza pubblica molto più vigorosa ed efficiente. Una politica che, combinata con azioni riguardanti la sanità e la formazione, fra le altre, sia capace di prevenire la violenza, reprimere la criminalità e ristabilire la sicurezza dei cittadini e delle cittadine. Se riusciremo a ricamminare in pace per le nostre strade e piazze, daremo un impulso straordinario al progetto nazionale di costruire, in questo paese che è il campo circondato da foreste d'America, il bastione mondiale della tolleranza, del pluralismo democratico e del convivio rispettoso con la differenza. Il Brasile può dare molto a se stesso e al mondo. Per questo dobbiamo esigere molto da noi stessi, dobbiamo esigere di più di quello che pensiamo, perché non ancora ci esprimiamo completamente nella nostra Storia, perché ancora non realizziamo la grande missione planetaria che ci attende. Il Brasile, in questa nuova impresa storica, sociale, culturale ed economica, dovrà contare, soprattutto, su se stesso; dovrà pensare con la sua testa, camminare con le sue gambe, ascoltare quello che gli dice il suo cuore. E tutti avremo da imparare ad amare con intensità ancora maggiore il nostro Paese, ad amare la nostra bandiera, ad amare la nostra lotta, ad amare il nostro popolo. Ogni brasiliano sa che quello che abbiamo fatto fino ad oggi non è stato poco, ma sa anche che potremo fare molto di più. Quando guardo la mia vita di fuoriuscito nordestino, di bambino che vendeva noccioline ed arance sulle banchine di Santos, che diventò tornitore meccanico e leader sindacale, che un giorno ha fondato il Partido dos Trabalhadores (Partito dei Lavoratori) e ha creduto in quello in cui stava facendo, che ora assume il posto di Supremo Mandatario della Nazione, vedo e so, con tutta chiarezza e con profondo convincimento, che noi possiamo molto di più. E, per questo, basta credere in noi stessi, nella nostra forza, nella nostra capacità di creare e nella nostra disposizione a fare. Stiamo cominciando oggi un nuovo capitolo della Storia del Brasile, non come nazione sottomessa, che rinuncia alla sua sovranità, non come nazione ingiusta, che assiste passivamente alla sofferenza dei più poveri, ma come nazione orgogliosa, nobile, che si afferma nel mondo come nazione di tutti, senza distinzione di classe, etnia, sesso, e fede religiosa. Questo è un Paese che può fare, e farà, un vero salto di qualità. Questo è il Paese del nuovo millennio, per la sua potenza agricola, per la sua struttura urbana e industriale, per la sua fantastica biodiversità, per la sua ricchezza culturale, per il suo amore per la natura, per la sua creatività, per la sua competenza intellettuale e scientifica, per il suo calore umano, per il suo amore per il nuovo e per la invenzione, ma soprattutto per i poteri del suo popolo. Quello che stiamo vivendo oggi in questo momento, miei compagni e compagne, miei fratelli e sorelle di tutto il Brasile, può essere riassunto in poche parole: oggi è il giorno in cui il Brasile si rincontra con se stesso. Ringrazio Iddio per essere arrivato fin dove sono arrivato. Sono ora il servitore pubblico numero uno del mio Paese. Chiedo a Dio sapienza per governare, discernimento per giudicare, serenità per amministrare, coraggio per decidere e un cuore delle dimensioni del Brasile per sentirmi unito a ogni cittadino e cittadina di questo Paese in ogni giorno nei prossimi quattro anni. Viva il popolo brasiliano!

 

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